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La Cena Per Farli Conoscere Recensione

"La cena per farli conoscere" recensioni

Scheda Film
La cena per farli conoscere
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-02-02 20:00:21
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Trama:

Sandro Lanza, ex attore di B-movies e ora protagonista di una soap, viene licenziato dopo una plastica facciale mal riuscita. In preda alla depressione (o forse alla voglia di attirare su di sé l’attenzione dei giornali) tenta il suicidio e finisce in ospedale. Viene raggiunto dalle tre figlie, avute da tre donne diverse e abitanti in tre differenti capitali europee. Insieme le tre ragazze cercheranno di aiutare il padre, organizzando una cena per fargli conoscere una donna che potrebbe dare una svolta alla sua vita.

Commento

A poco più di un anno da La seconda notte di nozze, con Antonio Albanese, Pupi Avati si ripresenta al pubblico con un nuovo film, La cena per farli conoscere, nel quale torna a lavorare con attori da lui già diretti, quali Diego Abatantuono (visto di recente in La rivincita di Natale) e Vanessa Incontrada (compagna cieca del timido Neri Marcoré de Il cuore altrove). All’attrice e conduttrice spagnola si aggiungono peraltro altre due splendide interpreti, Violante Placido e Inès Sastre.

La cena per farli conoscere è certamente un film pieno di buoni spunti di base. Il protagonista Sandro, attore ormai avviato verso il declino e in cerca di un rilancio impossibile, rappresenta un’interessante anche se non originalissima critica verso un certo mondo televisivo (peraltro esplicitamente parodiato in una delle scene iniziali). Anche l’idea di dargli tre figlie, ognuna con i propri problemi personali (un forte rischio di tumore al seno per la prima, un compagno alcolista per la seconda, un marito stranamente, subdolamente e comicamente erotomane unito a una vita piatta e scialba per la terza), che condividono però anche il problema di questo padre sopra le righe e di recente anche autolesionista, è fondamentalmente buona nelle sue molteplici potenzialità. A queste buone scelte narrative si aggiunge una messa in scena accorta, che evita il “drammone”: l’ovvia tristezza e malinconia di molte situazioni è infatti spesso accompagnata da un’atmosfera più leggera, quasi serena, alla quale contribuiscono alcune buone battute di dialogo e la recitazione sempre efficace di Diego Abatantuono (che conferma una volta di più di essere un attore completo, capace di far ridere ma anche di commuovere). Senza scordare alcuni spassosi personaggi di contorno, primo tra tutti il marito fedifrago (almeno nelle sue intenzioni) di una delle figlie di Sandro, interpretato da Fabio Ferrari, che molti ricorderanno come il Chicco de I ragazzi della Terza C.

E tuttavia ci sono anche alcuni pesanti difetti. Quelli che abbiamo detto essere buoni spunti purtroppo non trovano un adeguato approfondimento. Alla fine del film sembra di aver assistito a qualcosa di incompleto, a un lavoro non finito, in cui molte idee (anche buone) sono state messe in scena esattamente come erano state pensato di primo acchito, senza una necessaria elaborazione. Giusto per fare qualche esempio: due delle figlie di Sandro (interpretate dalla Incontrada e dalla Placido) sono praticamente identiche tra loro, personaggi immotivatamente fotocopia uno dell’altro; la bella idea di dare al personaggio di Abatantuono una sorta di “superpotere” (riesce a indovinare quasi al volo il nome delle donne che si trova di fronte) è usata in modo superficiale, mentre poteva probabilmente essere sfruttata meglio; stesso discorso per il già citato marito erotomane, che rimane un personaggio divertente ma troppo piatto (eh sì che compare spesso). In linea generale poi si notato frequenti cali di ritmo, per cui da scene divertenti e accattivanti si passa a momenti ben più melodrammatici, in cui la lacrima troppo facile dei personaggi accompagna un’atmosfera generale di noia ed eccessivo didascalismo (in certi frangenti viene proprio da pensare “ok, abbiamo capito il concetto, andiamo avanti!”).

Anche la cena che dà il titolo al film ha dell’incompiuto: il personaggio di Francesca Neri, narrativamente molto rilevante, ha certamente dei tratti interessanti, è strano e divertente, e sembra essere una sorta di “termometro” della situazione familiare dei protagonisti (a volte in senso letterale, ha caldo quando l’atmosfera è distesa, dice di avere freddo quando c’è imbarazzo tra i commensali). Però anche lei sembra non essere pienamente compiuta.. Arriva, espleta la sua funzione narrativa e se ne va, lasciando un po’ di amaro in bocca. La cena stessa è molto breve, e non sembra sufficientemente importante per dare il titolo al film (non come ne La rivincita di Natale, in cui la partita a poker, la rivincita appunto, pur non lunghissima, era però il fulcro, lo scopo dell’intero film). Dal punto di vista strettamente tecnico, Avati usa una regia molto classica, verrebbe da dire televisiva, senza particolari fronzoli. Il che lascia un po’ delusi perché le prime battute del film, atte a descrivere la vita delle tre figlie di Sandro, sono orchestrate con un montaggio rapido e originale, quasi spiazzante, mentre il seguito sembra inspiegabilmente dimenticarsi (a livello visivo e ritmico) di questo inizio folgorante.

In definitiva si esce dalla sala con la convinzione di aver visto un film certamente sufficiente, a tratti spassoso e complessivamente ben recitato, ma anche troppo sfilacciato e frettoloso, privo di una reale coerenza e solidità strutturale. Un agglomerato di buone scenette solo accostate, popolate di personaggi potenzialmente molto affascinanti ma anche troppo acerbi.

La chicca

L’inizio dei titoli di coda è un elenco (ovviamente fittizio ma molto divertente) dei film di serie B interpretati da Sandro Lanza.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
La Cena Per Farli Conoscere
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-04-17 04:01:18
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Intanto emerge la visione che Avati ha dell'Italia o del mondo contemporanei. Le donne provvide ma frettolose, ansiose, stanche, senza un attimo di tempo. Gli uomini velleitari, megalomani, sempre bisognosi di aiuto e di lodi. Le famiglie allargate e disperse, formalmente sensibili al dovere ed egocentriche. Il reality 'Fogne', girato tra le melme lerce e gli odori cattivi delle fogne di Milano, il ridicolo costante. (...) Vanessa Incontrada, Violante Placido hanno personaggi sommari, pedagogici. La figura dominante è Abatantuono, attore sfortunato e padre smemorato. La sceneggiatura tende a dimenticarlo: dell'incidente all'occhio, devastante in particolare per un attore, dopo poco si smette di parlare, come se non esistesse più o non fosse mai esistito (...). Abatantuono è bravissimo: basta vedere l'efficienza e la delicatezza competente con cui interviene a curare un'amica che sta male per capire che, nonostante i suoi difetti, è un uomo buono. Francesca Neri, nella sua parte breve, è il personaggio più moderno del film. E lo scoramento, la sfiducia nelle persone, la malinconia di Avati sono unici." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 2 febbraio 2007) "A Varese, sopra la porta del suo studio, Piero Chiara aveva fatto apporre per averlo sempre davanti un monito del prediletto Casanova: 'Nessun impegno tranne quello di narrare'. Queste parole mi sono riaffiorate vedendo 'La cena per farli conoscere' di Pupi Avati, un autore che potrebbe adottare in proprio il motto succitato. Nei suoi film non ci sono teoremi né ideologie, solo la spinta irrefrenabile al divertimento di raccontare: quel gusto del romanzesco che ai suoi bei dì il Gruppo '63 si sforzò di demonizzare mandando al rogo le opere di grandi inventori di trame come Bassani o Cassola. (...) Sostanzialmente fedele da un quarantennio ai suoi moduli narrativi, Pupi va mutando registro. Nel ricordo di avergli rimproverato, ai tempi di 'Una gita scolastica' (1983) un eccesso di ottimismo, oggi starei quasi per lamentarmi del contrario: tra stoicismo e pessimismo il passo è breve e in sottofinale nasce la tentazione di fermare l'autore raddrizzandogli a forza quel pollice che si accinge ad abbassare. Inutile aggiungere che la colpa è sua, di Avati, e anche un po' di Abatantuono, che trasforma la sciaguratezza del protagonista in un argomento per la difesa. (...) Non è casuale che Avati abbia ambientato il film in varie parti d' Europa, conservando frammenti di dialogo in francese e spagnolo, a conferma che i guai e le tare sulle quali si scherza sono fenomeni comuni in tutta la società occidentale. I casi delle figlie offrono un continuo affaccio su altrettanti piccoli romanzi che l'autore, se fosse alle prese con un serial Tv anziché con un film, avrebbe senza dubbio la voglia di approfondire; e soprattutto si vorrebbe saperne di più sul personaggio dolente, stranito e vulnerato che tra risate e lacrime esterna una Neri in stato di grazia, rubando la scena a tutti nel breve spazio del suo folgorante cammeo." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 2 febbraio 2007) "Non è un film privo di imperfezioni e approssimazioni. I personaggi minori e le situazioni collaterali non sono abbastanza curati, il ruolo della Neri è incerto e sfuocato, e in particolare risulta un'occasione un po' persa quella del marito maniaco sessuale della figlia Betty Placido (bravo Fabio Ferrari) (...) Ma il nucleo, il cuore del film, e cioè soprattutto il personaggio principale e il suo interprete, ma anche quelli delle tre figlie, c'è ed è riuscito. La vocazione moralista alla condanna del pattume televisivo s'incarna bene nel profilo cialtrone e malinconico, cui Diego collabora con grandissima misura del bel personaggio di Sandro Lanza. Senza peraltro regalargli un riscatto nel finale sbrigativo e facilone. All'ipotetica domanda: che sarebbe stato in altre stagioni l'interprete ideale per quel ruolo? E' fin troppo facile rispondere: Walter Chiari. Avati riesce a mantenersi coerente alla sensibilità che rende riconoscibili i suoi film pur discostandosi da climi e ambientazioni che gli sono abituali." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 2 febbraio 2007)

Copyright © Cinematografo 2007.



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