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"Tratto dalla commedia omonima di Francis Veber e condotto con i ritmi e le astuzie di un esperto di teatro che sa come metterlo in cinema senza mai far sentire il palcoscenico, ‘La cena dei cretini’ comincia con un'idea di grande sgradevolezza e si sviluppa come un teatro della crudeltà tra un tocco di Feydeau e un guizzo alla Buñuel. E ribalta presto la sgradevolezza dell'assunto. Perché ben presto si scopre quello che già sospettavamo: i cretini dopo tutto sono i meglio, e sono certamente meglio degli arroganti, cinici, presuntuosi altoborghesi che vorrebbero farsi beffe di loro." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 20 maggio 2000)
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