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"'La Casa di Sabbia e Nebbia' diretto dal regista di spot Vadim Perelman (immigrato in Usa da Kiev) e tratto dal best-seller di André Debus III, è una pellicola quasi perfetta. Per tre quarti dei 127 minuti fila tutto liscio: immagini splendide e personaggi complessi. Poi, da una scena cardine dell'ultimo atto, la pellicola diventa retorica come se Perelman perdesse il controllo di cinepresa e attori. Che peccato. Kathy è l'Occidente della decadenza, quello che ha il pane (è bellissima) ma non i denti. Behrani, seppur maschilista e nazionalista (odia gli americani), è un immigrato pieno di dignità. I difetti non mancano ad entrambi ma li amiamo perché il regista inquadra le loro ferite così a fondo che diventano anche le nostre. Prodotto e distribuito da Steven Spielberg, il film ha ottenuto tre nomination agli Oscar per Miglior attore (un Kingsley monumentale), Attrice non protagonista (Shohreh Aghdashloo, sopravvalutata come moglie di Behrani) e Colonna sonora. Il promettente Perelman farà il suo secondo film da 'Il talismano' di Stephen King. Non vediamo l'ora di vederlo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 gennaio 2004)
"'Mi sono divertita tanto al cinema: ho pianto tanto'. La frase pronunciata in altri tempi dalle più sentimentali tra le spettatrici, si adatta bene al melodramma tratto dal best-seller di André Dubus III, candidato agli Oscar per il migliore attore protagonista e per il miglior ruolo femminile di supporto (...) Tirate fuori i fazzoletti. E perché no? Pur sapendo che il film ti sta ricattando, lo segui dalla prima all'ultima inquadratura. E ti diverti parecchio a piangere." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 31 gennaio 2004)
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