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"Di fronte al film 'La bruttina stagionata' ho provato la stessa sgradevole sorpresa di quella volta che avendo preso a Roma il vagone letto per Milano mi ritrovai la mattina dopo alla stazione di Fano. Anche stavolta mi credevo diretto verso la Madunina, che si staglia irrinunciabile dietro la protagonista del romanzo di Carmen Covito (Edizioni Bompiani), e l'esordiente regista Anna Di Francisca mi fa scendere a Verona. Ai tempi del mio viaggio, me lo spiegò il conduttore, c'era stata una frana sulla linea e la conseguente deviazione. Ma quale tipo di frana mentale può aver fatto dirottare Marilina dal Gratosoglio alle rive dell'Adige? E come si può pensare che trasferire da una grigia metropoli a una stupenda città d'arte la vicenda di una donna tutta sola, che campa stentatamente scrivendo tesi di laurea per studenti somari, non cambi niente? Oltrettutto la spettacolarizzazione del fortunato 'best seller di qualità' (come è stato definito il libro al tempo del Premio Bancarella nel '93) poteva giovarsi di un intonato precedente il monologo teatrale ricavato nello scorso anno dall'autrice stessa e affidato alla gustosa milanesità di Gabriella Franchini". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 27 agosto 1996)
"Come sempre, la volgarità è di scrittura registica. E' la solita storia: anche al cinema il fine non giustifica i mezzi. Si mette alla berlina un mondo e un ambiente con i suoi stessi strumenti. C'è, per esempio, un modo (uno sguardo) di rappresentare i vecchi, i malati, i deformi che non lascia dubbi: nasce dal dileggio. Anche 'La bruttina stagionata' film ha tutti i numeri per avere successo. Anna Di Francisca può stare tranquilla: farà carriera". (Morando Morandini, 'Il giorno', 25 agosto 1996)
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