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La visita della banda
Una banda musicale della polizia egiziana arriva in Israele per suonare a una cerimonia. Per qualche strana ragione questo impegno salta, e i musicisti non trovano nessuno ad accoglierli in aereoporto; così, nel tentativo di trovare la strada per conto proprio, finiscono in una piccola città israeliana che sembra dispersa nel nulla, in mezzo al deserto.
Poche persone ricordano questo avvenimento, ma a volte le storie come questa, che sembrano senza importanza, possono riservare qualche sorpresa...
Non era poi così importante
Nato nel 1973, Eran Kolirin ha esordito con lo script del film Zur - Hadassim, grazie al quale si è aggiudicato il premio Lipper per la miglior sceneggiatura al Festival Cinematografico di Gerusalemme, nel 1999. Nel 2004 ha scritto e diretto The Long Journey, un film per la televisione, e attualmente sta preparando un nuovo progetto dal titolo Pathways in the Desert.
La banda è invece il suo esordio alla regia sul grande schermo: pluripremiato in diversi festival internazionali nel corso del 2007 (premio Coup de Coeur nella sezione 'Un certain regard” di Cannes, Premio del Pubblico al Munich Film Festival, Miglior Opera Prima allo Zurich Film Festival, Miglior Film all'Israeli Academy Award), il film racconta l'esilarante e commovente disavventura di una piccola banda della polizia egiziana smarritasi in una desolata cittadina israeliana, e affronta da una prospettiva del tutto originale la questione di una pace apparentemente impossibile, ma quanto mai necessaria per preservare quelle tradizioni e diversità culturali che rappresentano le vere ricchezze di popoli e individui.
Nel cast troviamo uno dei più importanti e richiesti attori israeliani, Sasson Gabai, laureato in recitazione all'università di Tel Aviv. Ha partecipato a un gran numero di film israeliani e internazionali, serie televisive e rappresentazioni teatrali, e ha inoltre ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui il premio Landaw per la recitazione e quelli di miglior attore protagonista e di miglior attore non protagonista assegnati dall'accademia israeliana del teatro. Tra i suoi lavori più importanti al cinema ricordiamo Aviva My Love (Aviva Ahuvati), Rambo III, The Order.
Molto nota e apprezzata anche Ronit Elkabetz (Dina), una delle maggiori attrici israeliane; nel 2005 ha anche diretto il suo primo film, Prendre Femme (Ve'Lakhta Lehe Isha), che è stato presentato al Festival di Venezia e si è aggiudicato diversi premi della critica e del pubblico.
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"Poteva nascerne un dramma in chiave neorealista, il resoconto di uno scontro interetnico dove la diversità razziale diventava ostilità e anche peggio. E invece Kolirin (a cui si deve anche la sceneggiatura) smorza qualsiasi elemento di tensione per raccontare tutto con la sospensione un po' incredula dell'osservatore 'oggettivo' ma anche con la partecipazione emotiva del sottile umorista. Scomponendo l'azione in tante piccole scene chiuse in loro stesse, dove i silenzi sono importanti almeno quanto le (poche) parole, la regia utilizza a proprio favore il tema della difficoltà di comunicazione tra ebrei ed egiziani facendone la chiave del suo approccio alle cose: un intreccio di lingue che sottolinea il bisogno di 'mettere da parte' la propria identità nazionale, una distanza verso l'altro, che diventa immediatamente curiosità, un gioco di silenzi che nasconde (nemmeno troppo) gli stessi stati d'animo e delle emozioni." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 marzo 2008) "Il regista ebreo Eran Kolirikin racconta il breve incontro notturno di due anime perse tra ironia e intimismo, spesso rivelando un gusto per la folgorante sintesi della vignetta e chiudendo questo film insolito e commovente con l'arcigno militare che intona in concerto una nenia intrisa di malinconia esistenziale."(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 marzo 2008) "Una storiella fatta di niente, che invita alla tolleranza e all'amicizia, con attori bravi e sconosciuti. P.S. Del concerto ascoltiamo poche note: meno male, era micidiale." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 marzo 2008) "Il regista Eran Kolirikin ha un tocco leggero e compassionevole, e riesce con maestria a tenere scene fatte di lunghissimi e imbarazzanti silenzi, in particolare quelli tra la disinibita e triste Dina,m padrona del ristorante dove la banda trova riparo, e l'ufficiale direttore.(...) 'La banda' è un film commovente, intelligente, divertente, un film che richiama in un solo gesto sia i dialoghi stralunati di Kaurismaki, che le atmosfere sospese di Jarmush, con un pizzico di impossibile Fellini. Fate il passa parola, lo merita." (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 marzo 2008) "Film commovente, giocato su un tipo di comicità simile alle astrazioni fredde e surrealmente realistiche di Aki Kaurismaki, conferma la vitalità controcorrente delle nuove generazioni di cinema in Israele desiderose di uscire dalla gabbia del conflitto per plasmare un immaginario duttile e liberato." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 21 marzo 2008)
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