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"E' vero che Bellocchio piega in parte il testo originale ai suoi temi, al suo sguardo, che si prodiga per attualizzarne dinamiche datate. Ma sembra appunto un intervento un po' meccanico, la cui pratica di routine passerebbe inosservata nel caso di un comune metteur en scene, che abbia avuto l'incarico di 'illustrare' con belle scenografie e bei costumi un romanzo ottocentesco. Non e in discussione la buona fede di Bellocchio (...) e in discussione l'efficacia del risultato. (...) Il racconto, che non manca di momenti belli e intensi, e che non manca altresì di una ricchezza di piani sociali, psicologici, emotivi, ideologici che rendono teoricamente il film molto interessante, finisce però con il non riuscire ad animarsi. Così come non si amano i personaggi, a parte la suggestiva e promettente presenza della giovane interprete del ruolo del titolo, Bentivoglio e ancor più Bruni Tedeschi risultano come ingessati, bloccati nei loro accurati costumi sullo sfondo degli accuratissimi ambienti". (Paolo D'Agostini, 'Annuario del cinema italiano' 1999/2000)
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