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The Kingdom Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-11-30 08:30:00
Provider
Cinematografo
Recensione
The Kingdom nasce dal punto di contatto tra il cinema impegnato e dalla vocazione esplicitamente politica come Syriana e lo stile narrativo di serie investigative (chiamate in gergo forensic) come C.S.I.. Un film lungimirante e non consolatorio, diretto da Peter Berg (Friday Night Lights) e prodotto da quel genio creativo che è Michael Mann. Il regno cui fa riferimento il titolo è quello dell'Arabia Saudita, in cui un attentato in una zona residenziale dove abitano cittadini americani miete centinaia di morti e feriti. L'FBI, che ha la titolarità di queste inchieste anche all'estero, si vede negare il permesso di inviare una squadra sul posto per ragioni di carattere politico. I buoni uffici di un alto dignitario saudita però fanno in modo che quattro persone possano partire per Ryahd, pure contro il parere del dipartimento di Stato. Sul luogo, la cosa più difficile è instaurare un dialogo con la polizia locale e applicare un metodo investigativo scientifico valido, anziché norme da regime feudale. Sarà solo l'istinto di un poliziotto arabo e l'intelligenza del capo degli agenti FBI interpretato da Jamie Foxx a consentire che le indagini prendano una direzione costruttiva. Spettacolare, ma non scontato, The Kingdom è un grande thriller, e insieme un'addolorata parabola sul mondo in cui viviamo. L'Arabia Saudita, le sue contraddizioni, il rischio del fanatismo, lo scontro tra Oriente e Occidente vengono brillantemente raccontati in una miscela visiva ad alta tensione che, pur ancorata all'intrattenimento genere, ci porta nel cuore del "terrorismo": violenza, morte, genitori che perdono i propri figli, orfani disperati, dolore, lacrime. Un approccio emotivo, ma anche "meditato" per un capolavoro di stile, un po’action movie, un po' perfino western, che conquista lo spettatore in maniera brillante e problematica. Una pellicola sulla mancanza di dialogo e collaborazione come fertile base per il fanatismo e la sopraffazione e la violenza senza fine. Un apologo coinvolgente sul non dividere il mondo tra buoni e cattivi, ma tra persone di buona volontà e gente che non vuole nemmeno provare a comprendere gli altri.

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
The Kingdom
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-12-03 12:00:33
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

In terra straniera

L'F.B.I. decide di mandare una squadra speciale in una città del Medio Oriente, per indagare sull'attentato che ha causato la morte di alcuni occidentali; tale squadra, però, incontrerà molte difficoltà a operare: la popolazione del luogo, infatti, si dimostrerà tutt'altro che collaborativa, tanto da mettere a repentaglio l'incolumità degli uomini durante l'incontro con un gruppo di sovversivi...

What are you seeking?

L'aria sta cambiando: dopo l'eccessivo sfruttamento mediatico della Seconda Guerra Mondiale, i riflettori sono adesso puntati sull'attuale conflitto in Medio Oriente. L'incipit della sceneggiatura di Matthew Michael Carnahan proviene da un'idea di Micheal Mann, qui nelle vesti di produttore; purtroppo, però, l'ambientazione afosa e apocalittica della guerra in Iraq viene rappresentata in maniera bidimensionale - come fosse uno sfondo pirotecnico sul quale gli eventi risultano impressi a forza - sicché la messa in scena rimanga tale senza rimaneggiamenti politici o anti-patriottici. In egual misura, il patriottismo esasperato degli agenti americani, conformandosi con il pensiero sociale secondo cui gli eroi siano necessariamente gli occidentali, eccede in un finale subordinato a tale premessa: lo sciorinamento di siffatte scelte concettuali si uniforma alla volontà dello stesso Peter Berg, deciso a lanciare un action movie dotato di una rilevante componente d'attualità, pur evitando eccessive divagazioni sul tema. Le tematiche vengono infatti sviluppate con evidenti discrepanze, ma alla fine il regista mantiene le promesse...

Shoot to problems!

Intrattenimento, puro e semplice entertainment giocato sulla frenesia del montaggio e fulminei scatti della macchina da presa. La squadra capitanata da Ronald Fleury (Jamie Foxx) è la protagonista della vicenda, poiché argomenti quali vendetta, sofferenza, multiculturalità e tragedia vengono presentati soltanto con abbozzi di dialogo e gommose scelte di regia. Il cast si comporta bene, sebbene Jennifer Garner appaia impacciata nell'uso delle armi (ma lo era anche nel pessimo Elektra); inoltre l'abuso di primi piani e smaccate azioni di salvataggio non fanno altro che confermare il carattere sbruffoncello della pellicola, creando (furbescamente) confusione affinché lo spettatore si concentri sull'impostazione frammentaria delle immagini: tuttavia, per una visione senza pretese, l'eccessiva enfasi data alle sequenze d'azione potrebbe accalappiare l'interessare di molti estimatori.

Citazioni:

"Qui non siamo in America, la vostra sicurezza è la mia prima preoccupazione"

"Un uomo che può pianificare un omicidio di massa mi spaventa più di qualsiasi cosa"

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