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"Impossibile attribuire simili rovelli giovanilistici alla faccetta di Ayako Kawahara, che di professione fa l'indossatrice; e quanto a Kenji Matsuda, se è questa l'idea che nell'estremo Oriente si ha di un bel giovanotto, apriti cielo. Per il resto il film è girato con lezio e senza grazia, affidato ai riverberi di uno smalto superficiale, e soltanto l'insolita ambientazione provinciale nell'Hokkaido riesce a tratti a incuriosire. Non parliamo della petulante colonna musicale: a paragone di Soichi Noriki, lo chabadabadà di Un uomo, una donna diventa Mozart." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 27 Novembre 1994)
"Alla base, comunque, ci sono soprattutto i sentimenti: dei due giovani che tardano a capirsi reciprocamente e a capire se stessi, di quella madre-padre, avviata nel libro a conclusioni drammatiche ma anche qui, senza che nulla esploda, affidata sempre a cifre di ambiguità sospesa: con l'intenzione scoperta di farne la chiave, anche stilistica, del racconto. La scenografia e le immagini fanno il resto tutte colori pallidi, tutte segni levigati, coadiuvate da musiche intense cariche spesso di echi implicitamente dolorosi. Non dimentichiamo, però, tra i meriti, l'interpretazione della top-model Ayako Kawahara nelle vesti della protagonista." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 25 Novembre 1994)
"Intendiamoci. Rispetto al sofisticato, cupo, lungo racconto, letterariamente mutuato dai manga e dai teremi dorama della Yoshimoto, il film propone una chiave di lettura meno elaborata e più edulcorata della non-storia d'amore tra l'orfana Mikage (che in cucina è artista e filosofa) e Yuichi. 'Kitchen' può sedurre e ammorbidire sguardi cinematografici spesso troppo accecati dalla vivida spettacolarità della via americana al cinema. Troverete nel film qualcosa che rammenta un flemmatico Almodovar d'Oriente: l'arredo che intona corpi e spazi, la spiritualità blaseée della forma che confluisce nel contenuto, La geometrica sensibilità di gesti, parole, sorrisi e cibi, un decor che guarnisce con minimale intensità appartamenti animi e sommovimenti del cuore." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 5 Dicembre 1994)
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