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Killer Machine Recensione

"Killer Machine" recensioni

Film
Killer Machine
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:42:38
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"La regista Rachel Talalay, che dirige il suo secondo film dopo 'Nightmare 6: la fine', ha una curiosa esperienza: è stata assistente alla produzione e poi produttrice degli eccentrici oltraggiosi e divertenti film di John Waters spesso interpretati dal travestito ciccione Divine ('Polyester', 'Grasso è bello', 'Cry Baby'); è stata produttrice della terza e quarta puntata della Nightmare-saga di Freddy Krueger; prima ancora, è stata una laureata in matematica a Yale e un'analista informatica alla John Hopkins University. La competenza informatica le sarà magari stata utile in questo film: il protagonista detto Dataman è infatti composto da tre strati, la pelle, una fascia sottocutanea di mobili particelle argentate, una ossatura composta da barrette verdastre, non ha alcuna solidità ma è in costante movimento, fluttua, rotea, volteggia, si scompone, si ricompone." ('La Stampa', 28 maggio 1994)

"Quasi un videogame. Che però la regista Rachel Talalay, reduce dalla definitiva sconfitta di Freddy Krueger in 'Nightmare 6: la fine', ha avuto la furbizia di realizzare con effetti speciali che ci riproducono quasi sempre le prospettive digitalizzate del killer mentre agisce in sede cibernetica: con risultati, almeno sul piano visivo, non privi di un certo interesse, specie per chi si diletta di elettronica e sa tutto di cursori, di pulsanti e di bip bop. Certo, il racconto in sé è piuttosto convenzionale, svolto per di più secondo schemi già noti, ma, appunto, la sua rappresentazione in qualche momento riesce ad apparire abbastanza suggestiva, con immagini tutte di fantasia che, nelle loro insolite proposte tecniche, risultano spesso, piuttosto nuove e persino accattivanti." ('Il Tempo', 1 giugno 1994)

"Il terrore corre sul filo (elettrico). Ovvero. Come congegnare l'horror con la fantascienza, l'informatica con i serial-killer. Ci prova (e ci riesce). Rachel Talalay, una delle ormai numerose filmakers americane - come Penelope Spheeris e Katberine Bigelow - che si misurano - e i risultati sono notevolissimi - con generi cinematografici ritenuti, tradizionalmente, di competenza maschile. Ex assistente del trasgressivo John Waters, laureata in matematica a Yale ed essa stessa regista del capitolo finale di 'Nightmare' (il numero sei), la Talalay concepisce un film singolare, ben fatto, contaminatissimo d'immagini polimorfe (computer graphic, realtà virtuale, thriller tecnologico)." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 2 giugno 1994)

Copyright © Cinematografo 2006.



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