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"L'idea di Soderbergh è chiara: dare in mano a un autore anti-hollywoodiano un soggetto politicamente incendiario, due star e vedere che succede. 'The Jacket' tiene incollati. Non c'è dubbio. Sia per capire il destino del povero protagonista che ricorda il reduce dal Vietnam Tim Robbins di Allucinazione perversa , sia per le immagini crudeli che Maybury dedica alle torture che il nostro subisce nel manicomio, dove lo chiudono per ore in una cella modello obitorio insaccato come un salame. Da qui la giacca del titolo. La denuncia contro chi dimentica, e maltratta, i propri eroi di guerra è chiara. Missione compiuta caro Maybury. L'integrità di artista non è stata compromessa e grazie a Steven Soderbergh, e nonostante una brutta distribuzione in Usa, il suo talento è stato apprezzato da qualche spettatore in più rispetto al passato." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 1 aprile 2005)
"Producono George Clooney e Steven Soderbergh, le musiche sono di Brian Eno, il protagonista è Adrien Brody, il regista è anche un pittore e videomaker di livello internazioinale. Ci sono tutte le premesse affinché 'The Jacket' non sia scambiato per un film di routine. John Maybury sull'abusato pretesto narrativo del trauma post-bellico, delle profonde ferite psicologiche e morali lasciate dalla guerra, costruisce un'opera originale, un plot intrigante con una struttura audace. (...) Ottima la prova di Brody che dopo 'Il pianista' si candida già per un possibile Oscar." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 2 aprile 2005)
"La produzione lo incasella come thriller psicologico: però, non bisogna credere che 'The Jackett' sia un giallo, né un film di genere in senso stretto. Avventurandosi in territorio complessi che pure hanno spesso alimentato il cinema 'fantastico', il regista John Maybury ha realizzato un film d'autore, che coniuga lo spettacolo con una robusta dose di stile." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 aprile 2005)
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