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"Cosicché 'The Jackal' - per carità - un prodotto mediamente ricco di spettacolarità, effetti speciali, suspense, azione in stile gatto e topo e di una sconclusionata, inelegante sregolatezza - è un po' troppo asservito alle ostentazioni attoriali. Willis, al suo primo ruolo da carogna, usa i vari travestimenti con il consueto appeal e, in una scena hard, per fare un po' scandalo, bacia un uomo. Gere, più misurato e sornione, sfoggia un aplomb da gran signore e, come di prammatica, fa innamorare di sé le donne. Ospite d'onore in questa resa dei conti tra machi, il redivivo Sidney Poitier (sempre uguale a 74 anni!). Ma è molto bella, inusuale e un po' ambient la colonna sonora a base di Massive Attack, Primal Scream e Prodigy." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 31 gennaio
Tutto fila via in modo scialbo, nonostante molto sangue dappertutto e l'interesse, che pure avrebbe dovuto farsi avanti ad ogni svolta, batte stancamente la fiacca, senza provocare mai guizzi. La colpa, oltre che del testo, è in buona parte della regia che, pur firmata dall'inglese Michael Caton-Jones alle prese con un thriller mostra di non saper quasi mai ottenere i climi giusti, inadatta a suscitare tensioni ed emozioni. Neanche gli interpreti aiutano: Bruce Willis, nelle vesti dello sciacallo, gioca solo allo psicopatico e ai travestimenti, è redivivo Poitier ce la mette tutta per dichiararsi dell'FBI ma stenta a farsi credere, quanto a Richard Gere, nel personaggio nuovo e buono dell'ex cattivo che conosceva il killer, si impone solo per la sua aria distratta. Ormai, si sa, al cinema pensa sempre di meno." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 1 febbraio 1998)
"Non c'è tensione nella gara contro il tempo, non c'è sorpresa quando si scopre che la vittima designata è la first lady americana, non c'è mistero né eleganza nella gratuità omicida dello sciacallo; tutto è rumoroso, sprecato, e decisamente troppo lungo. Si salva la scena sentimentale e a suo modo erotica dell'incontro tra Richard e la sua antica innamorata Mathilda May, la piccola disperazione di un bacio non dato, di una passione che non può più esprimersi; mentre anche gli sguardi di dolce ironia delinquenziale in cui Bruce Willis è maestro finiscono per essere piuttosto fuori registro (a quando, per lui, un ruolo veramente buono?). Quanto a Richard Gere, le sue ultime affermazioni sull'intenzione di lasciare presto il cinema per la meditazione tibetana, se solo fossero vere. sarebbero giustificate dal genere di improbabili imprese in cui si trova coinvolto di questi tempi." (Paola Cristalli, 'Il Resto del Carlino', 5 febbraio 1998)
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