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Un tipino tutto pepe
Juno (Ellen Page), vulcanica, strepitosa: mai una sedicenne ha avuto una lingua più tagliente della sua.
Un personaggio sopra le righe, una creazione originale di Diablo Coby. Ellen Page, un'autentica rivelazione. Un film che inverte la sintassi, ormai stereotipata, del rapporto genitori/figli e riverbera la pellicola di toni effervescenti, esilaranti. Juno è già mitica.
"Non potremmo risolverla alla vecchia maniera? Potrei mettere il bambino in un cesto e mandartelo. Come hanno fatto con Mosè.” (Juno)
Il bambino dove lo metto?
Scanzonato. Un film per teen-agers che non hanno fretta di crescere, e per adulti che invece hanno nostalgia di un'adolescenza trascorsa troppo velocemente.
Una sceneggiatura brillante, un soggetto accattivante: Juno non tarderà a diventare icona di stile, e non solo fra i giovanissimi.
Impossibile non innamorarsi di questo peperoncino umano, schietta, temeraria, positiva e propositiva, molto sicura di sé e dall'aspetto più mascolino che femmineo, dal carattere burbero e dalla lingua biforcuta. Diablo Coby firma la sceneggiatura, molto riuscita, del film di Jason Reitman. Juno è una ragazza speciale, indossa grossi occhiali da sole, veste senza cura e porta i capelli sempre legati in uno chignon, ma per la giusta legge del compenso ha un'amica civettuola e chiccosa (Olivia Thirlby), sempre pronta a soccorrerla e sostenerla nei momenti più difficili. L'occasione si presenta quando, dopo poche settimane dal primo rapporto sessuale avuto con Paulie Bleeker (Michael Cera), Juno scopre di essere incinta. Paulie è il suo negativo, ragazzo impacciato e immaturo, schivo e introverso, timidissimo. Ma è anche il suo migliore amico e compagno di scuola. Juno ha l'arduo compito di gestire una situazione scomoda. A dispetto degli eventi nefasti abbattutisi improvvisamente nella sua vita, Juno saprà far tesoro della sua trasformazione, non solo fisica, ma soprattutto emotiva. La crescita della sua pancia, proporzionale al grado di maturità acquisito in nove mesi di sacrifici e decisioni importanti, tramuta l'adolescente in donna. Una donna coraggiosa, spigliata, audace, che anche nelle difficoltà è in grado di restare sempre e comunque coerente con sè stessa.
Il film non mancherà di stupire, di divertire, di intenerire. Una storia non originale, ma raccontata in modo originale. Reitman, regista emerso e applaudito con Thank you for smoking, non è nuovo nel trattare contenuti e situazioni paradossali in maniera obiettiva, lucida e scanzonata, con voluto sarcasmo o spietata sfrontatezza, spudoratemente cinica. Anche l'ironia, nella sua disarmante ilarità, in fondo non fa altro che raccontare il vero, patinandolo di sorrisi e merletti. Reitman ha uno stile diegetico, dotato di straordinaria levità, seppure gli argomenti e i soggetti da lui scelti siano spesso piuttosto delicati. La sua principale abilità sta nell'embrayage scenico, che offre al pubblico l'illusione di partecipare alla vicenda, in un coinvolgimento attivo, ma in realtà consapevolmente fittizio. Una bella coppia quella composta da Diablo Coby e Jason Reitman, che regalano sprazzi di colore a un mondo squallido e deludente, il più delle volte tristemente in bianco e nero.
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"Le due ragazze vengono dagli Usa e sono Diablo Cody e Ellen Page, rispettivamente sceneggiatrice e protagonista di 'Juno', il delizioso film di Jason Reitman. Giovanissima, ex-spogliarellista, titolare di un blog molto frequentato sul web (dove l'ha scoperta un produttore con le antenne lunghe), Diablo Cody meriterebbe un discorso a parte. Diciamo solo che ha fornito alla straordinaria Ellen Page un personaggio che non si dimentica: una 15enne piena di fantasia ma del tutto priva di inibizioni che in 90 minuti ci mostra come vivono, amano, pensano, parlano, dubitano, decidono le ragazze di oggi. Unendo il massimo del candore al colmo della spregiudicatezza con la faccia tosta della loro età." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 ottobre 2007) "Anche la tecnica delle sitcom - meno le risate registrate - arriva in chiusura della Festa di Roma col film 'Juno', prodotto da John Malkovich, diretto da Jason Reitman (figlio di Ivan, il regista canadese di 'Ghostbuster'), ma soprattutto scritto dalla trentenne Diablo Cody, ex spogliarellista ed ex telefonista porno: lei ha ideato il personaggio di 'Juno', che avrà successo fra gli adolescenti adusi ai programmi di Mtv. (...) La vicenda è un pretesto per dare modo a Juno di sfoggiare un acre, ma fresco e malizioso senso dell'umorismo, che però è così disinvolto da dire più l'età attuale dell'autrice che dell'età adolescenziale dell'autobiografico personaggio." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 27 ottobre 2007) "Il figlio d'arte Reitman (papà è il regista dei 'Ghostbuster'), già notato per 'Tank you for smoking', dirige una commedia scritta come una serie di strisce a fumetti intorno a un tema centrale. Dove non solo la ragazzina, ma tutti i personaggi sono in grado di pronunciare battute che basterebbero per due o tre film." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 ottobre 2007) "Dirige il regista di ''Thank You for Smoking'. Ma il merito va tutto a Diablo Cody, che prima faceva la spogliarellista e ora scrive dialoghi strepitosi. Non provateci a casa, però. Sono cose che in Italia non riescono." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 27 ottobre 2007) "Il film non è un capolavoro ma possiede quel sapiente equilibrio tra briosità e problematicità che sono perfetti per conquistare il gusto della giuria, oltre ad un'invidiabile fluidità narrativa. Diretto da Jason Reitman (il figlio del regista di 'Ghostbusters', che aveva già dimostrato di saperci fare con 'Thank You for Smoking') e scritto da Diablo Cody, 'Juno' mescola la spregiudicatezza verbale dell'adolescente con una molto meno spregiudicata descrizione delle sue disavventure da futura mamma. Se è apprezzabile la leggerezza con cui la regia ci racconta i momenti cruciali di una ragazzina che non ne vuole sapere di diventare mamma, è decisamente semplicistico il modo in cui è descritto un mondo dove praticamente non esistono tensioni e ogni problema si può risolvere con una battuta o una gag. Forse troppo anche per quello spirito da 'Sundance Institute' che oggi va per la maggiore tra le nuove generazioni di cinefili e che qui domina incontrastato. Eppure è indubbio che il film di Reitman junior abbia incontestabili qualità, dalla capacità di scegliere volti simpaticamente appropriati all'intelligenza di chiudere il film con un compromesso accettabile tra mentalità conservatrice e spregiudicatezza giovanilista. In mezzo non mancano divertenti annotazioni sui gusti delle generazioni più giovani, disposte a rimettere in discussione l'ammirazione per Dario Argento quando viene loro mostrato un film del maestro dello slasher Herschell Gordon Lewis, ma irremovibili nel difendere Iggy Pop e il rock degli anni 70 di fronte al puro rumore che fanno i Sonic Youth." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 27 ottobre 2007)
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