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Jumper Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-02-28 09:35:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Si può saltare in qualsiasi posto visibile. Si può saltare in qualsiasi posto che si è visto in passato. Sono le due regole fondamentali del "teletrasporto" dei Jumper. Individui comuni all'apparenza, capaci di straordinarie sparizioni all'occorrenza. Dalla sfinge al Colosseo, dall'Australia all'Himalaya. In un attimo. Individui come David Rice (più divertito che divertente Hayden Christensen), adolescente nel ghetto (i genitori non ci sono, i compagni sì, ma per menarlo) beato ventunenne col dono del salto (spaziale). Praticamente illimitati. Ma quando David scopre un altro allegro giramondo come lui, Griffin (Jamie Bell, l'ex ballerino in erba di Billy Elliot), apre gli occhi: la felicità della sua stirpe finisce quando incomincia quella dei paladini, una setta di fanatici (capeggiati da Samuel L. Jackson in tinta iridata) impegnati da secoli nel loro sterminio...I presupposti per fare di questo prodotto un action movie "sui generis" non mancavano. Primo: la veste iconografica. Packaging futurama e cine-nostalgia, mirabilia digitali e trucchi tradizionali: lo sguardo è all'indietro, fotorealismo e sci-fi a figura umana intera. Secondo: libertà creativa. Come nel caso di Matrix, anche qui non ci sono comics sorgente (Marvel, Dc) o paletti di trasposizione. Lo script è tratto da una misconosciuta novel di fantascienza di tale Steven Gould. Terzo: il contrappasso ideologico. Uno sbracato disimpegno aleggia nell'opinione pubblica americana? Ecco a voi un supereroe ai minima moralia: veste alla moda, flirta alla grande, tracanna boccali di birra e pensa solo a sè stesso. Peccato che dei tre presupposti, regista (Doug Liman) e sceneggiatori (David S. Goyer, Jim Uhls e Simon Kinberg) abbiano animo di sviluppare solo (e in parte) il primo. Dopo una prima mezz'ora di puro divertimento -  giocata sui desideri di ubiquità dello spettatore e sulla natura edonistica del potere - l'intreccio vira su routinarie baruffe, fanciulle in pericolo e solitudini esistenziali: in poche parole, il cul de sac dei cine-fumetti degli ultimi anni. Naturalmente psicologie a somma zero e deboli asterischi al politico (lo sfaldarsi della retorica americana, la crisi dell' interventismo, i pruriti messianici). Finale telefonato: fracasso sonoro, effetti (speciali) in esubero e via alla successione (prevista una trilogia). Una narrazione per buchi, premesse e questioni irrisolte che puntellano il film come fosse "il pilota" di una fiction seriale. E rafforzano il ragionevole dubbio che di questo in fondo si tratti. 

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Jumper - Senza confini
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-02-29 12:02:20
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Trasporto istantaneo

Una anomalia genetica permette ad un ragazzo di teletrasportarsi ovunque.

Una fatalità gli permette di scoprire questo magnifico dono, ma con esso purtroppo si ritrova involontariamente immischiato in una guerra centenaria tra i "Jumpers" e dei giurati paladini pronti ad ucciderlo.

Dopo l'idea?

Jumper è un racconto sci-fi del 1992, scritto da Steven Gould, che racconta la storia di Davey, un giovane appena scappato di casa che scopre di potersi teletrasportare sfruttando i luoghi che ricorda, anche se lui non capisce come questo "dono" funzioni esattamente.

Alla ricerca della madre da lungo tempo scomparsa, usa il suo potere per attività criminali e atti di terrorismo in giro per il mondo. Il libro ha ricevuto diverse recensioni positive, fu dal 1990 al 1999 al 94° posto in classifica tra i 100 libri più letti in America.

Nel 2004 è uscito un sequel, Reflex, che continua la storia di Davey, ormai adulto.

"Egli era come la sua nazione, aveva sempre tutto troppo facilmente"

Doug Liman, regista newyorkese del 1965, dopo The Bourne Identity e Mr. and Mrs. Smith presenta Jumper, il cui eroe, Davey, (Hayden Christensen) è sicuramente un gaudio dioniso avvolto negli eccessi di una vita da semi-dio. Il trasporto istantaneo affascina sicuramente, e nel raccontarci la storia Liman narra di come Davey abbia scoperto il suo potere, e di come abbia manifestato la rabbia e la voglia di fuggire da un padre molesto e dalla dolorosa scomparsa della madre, imprimendo alla rivelazione del magnifico dono e agli sviluppi della vicenda uno spirito avvincente. Il film si discosta dai toni noir/thriller del racconto di Gould e la sceneggiatura si inoltra in una storia d'amore negata, ai tempi dell'infanzia, fra il protagonista e la bella Millie (Rachel Bilson), senza però dimenticare Cox (Samuel L. Jackson), un nemico assassino da cui fuggire, e Griffin (Jamie Bell), un fratello di sangue che lo aiuta nella dura lotta contro i paladini, decisi a sterminare tutti coloro i quali possiedono simili poteri (perchè considerati "aborti della natura"). E infine la ricerca della verità sulla madre. I toni estremamente positivi sono diretti ad un pubblico molto giovane, a cui questo film piacerà sicuramente. Ma è comunque facile preda di facili entusiasmi questo lungometraggio, che interrompe il flusso di fantasia e intrattenimento troppo presto, imbrigliandosi in spirali puramente estetiche con innumerevoli location di rara bellezza e impatto visivo, in giro per il mondo, e adagiandosi su un'attuale e fantascientifica voglia di fuga giovanile. Non essendoci spazio per un nuovo super-eroe paladino della giustizia e salvatore dell'umanità, il personaggio, per ora (forse no, nel caso di un seguito), è solo spinto dal desiderio di eccellere, estraneo al mondo nel quale bivacca per puro godimento personale.

Teletrasporto, everywhere is possible

Forse incalcolabili le storie che hanno sfruttato questo magico artificio fantascientifico: la prima menzione di un sistema di teletrasporto in un'opera di fantascienza è nel racconto The Man Without a Body (1877) di David Page Mitchell, in cui uno scienziato scopre un metodo per disassemblare gli atomi di un gatto e trasmetterli via telegrafo. Il concetto verrà poi ripreso nella fantascienza del primo Novecento; fra i più noti, il racconto The Fly di George Langelaan, da cui verranno tratti i film L'esperimento del dottor K e La mosca, fino al successo della serie televisiva Star Trek, dei suoi seguiti e delle trasposizioni cinematografiche. Il concetto è stato ripreso anche da Stargate SG-1, nell'anime Dragon Ball Z e nella serie tv Heroes.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Film
Jumper
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-03-15 04:03:43
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Il sogno fantascientifico-turistico reso thriller non produce effetti perché la fattura è fiacca, il dialogo inesistente, gli attori bellini ma da spot, le traiettorie narrative son banali e la sosta a Roma, come sempre, è il peggio. La velocità del pensiero non aiuta il divertimento che s'esaurisce in fretta e non sfrutta la trovata da effetti speciali. Alla base ci sono ben tre volumi e si teme quindi una trilogia che appassionerà forse i giocatori di videogame, dato che il fantasy vorrebbe mixare di tutto e di più, da 'Matrix' agli 'X Men'". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 febbraio 2008) "Fortuna che nel film dell'adrenalinico Doug Liman (quello di 'The Bourne Identity') ci sia chi gli ricordi che ogni azione ha delle conseguenze. Così il personaggio dell'agente dei Paladini , sterminatore dei Saltatori, non è poi così negativo come lo si vuole far apparire." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 14 marzo 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.



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