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Trasporto istantaneo
Una anomalia genetica permette ad un ragazzo di teletrasportarsi ovunque.
Una fatalità gli permette di scoprire questo magnifico dono, ma con esso purtroppo si ritrova involontariamente immischiato in una guerra centenaria tra i "Jumpers" e dei giurati paladini pronti ad ucciderlo.
Dopo l'idea?
Jumper è un racconto sci-fi del 1992, scritto da Steven Gould, che racconta la storia di Davey, un giovane appena scappato di casa che scopre di potersi teletrasportare sfruttando i luoghi che ricorda, anche se lui non capisce come questo "dono" funzioni esattamente.
Alla ricerca della madre da lungo tempo scomparsa, usa il suo potere per attività criminali e atti di terrorismo in giro per il mondo. Il libro ha ricevuto diverse recensioni positive, fu dal 1990 al 1999 al 94° posto in classifica tra i 100 libri più letti in America.
Nel 2004 è uscito un sequel, Reflex, che continua la storia di Davey, ormai adulto.
"Egli era come la sua nazione, aveva sempre tutto troppo facilmente"
Doug Liman, regista newyorkese del 1965, dopo The Bourne Identity e Mr. and Mrs. Smith presenta Jumper, il cui eroe, Davey, (Hayden Christensen) è sicuramente un gaudio dioniso avvolto negli eccessi di una vita da semi-dio. Il trasporto istantaneo affascina sicuramente, e nel raccontarci la storia Liman narra di come Davey abbia scoperto il suo potere, e di come abbia manifestato la rabbia e la voglia di fuggire da un padre molesto e dalla dolorosa scomparsa della madre, imprimendo alla rivelazione del magnifico dono e agli sviluppi della vicenda uno spirito avvincente. Il film si discosta dai toni noir/thriller del racconto di Gould e la sceneggiatura si inoltra in una storia d'amore negata, ai tempi dell'infanzia, fra il protagonista e la bella Millie (Rachel Bilson), senza però dimenticare Cox (Samuel L. Jackson), un nemico assassino da cui fuggire, e Griffin (Jamie Bell), un fratello di sangue che lo aiuta nella dura lotta contro i paladini, decisi a sterminare tutti coloro i quali possiedono simili poteri (perchè considerati "aborti della natura"). E infine la ricerca della verità sulla madre. I toni estremamente positivi sono diretti ad un pubblico molto giovane, a cui questo film piacerà sicuramente. Ma è comunque facile preda di facili entusiasmi questo lungometraggio, che interrompe il flusso di fantasia e intrattenimento troppo presto, imbrigliandosi in spirali puramente estetiche con innumerevoli location di rara bellezza e impatto visivo, in giro per il mondo, e adagiandosi su un'attuale e fantascientifica voglia di fuga giovanile. Non essendoci spazio per un nuovo super-eroe paladino della giustizia e salvatore dell'umanità, il personaggio, per ora (forse no, nel caso di un seguito), è solo spinto dal desiderio di eccellere, estraneo al mondo nel quale bivacca per puro godimento personale.
Teletrasporto, everywhere is possible
Forse incalcolabili le storie che hanno sfruttato questo magico artificio fantascientifico: la prima menzione di un sistema di teletrasporto in un'opera di fantascienza è nel racconto The Man Without a Body (1877) di David Page Mitchell, in cui uno scienziato scopre un metodo per disassemblare gli atomi di un gatto e trasmetterli via telegrafo. Il concetto verrà poi ripreso nella fantascienza del primo Novecento; fra i più noti, il racconto The Fly di George Langelaan, da cui verranno tratti i film L'esperimento del dottor K e La mosca, fino al successo della serie televisiva Star Trek, dei suoi seguiti e delle trasposizioni cinematografiche. Il concetto è stato ripreso anche da Stargate SG-1, nell'anime Dragon Ball Z e nella serie tv Heroes.
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"Il sogno fantascientifico-turistico reso thriller non produce effetti perché la fattura è fiacca, il dialogo inesistente, gli attori bellini ma da spot, le traiettorie narrative son banali e la sosta a Roma, come sempre, è il peggio. La velocità del pensiero non aiuta il divertimento che s'esaurisce in fretta e non sfrutta la trovata da effetti speciali. Alla base ci sono ben tre volumi e si teme quindi una trilogia che appassionerà forse i giocatori di videogame, dato che il fantasy vorrebbe mixare di tutto e di più, da 'Matrix' agli 'X Men'". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 febbraio 2008) "Fortuna che nel film dell'adrenalinico Doug Liman (quello di 'The Bourne Identity') ci sia chi gli ricordi che ogni azione ha delle conseguenze. Così il personaggio dell'agente dei Paladini , sterminatore dei Saltatori, non è poi così negativo come lo si vuole far apparire." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 14 marzo 2008)
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