Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
Pane, amore e rock'n'roll
Alex è un ragazzo bolognese iscritto al liceo. Ha un gruppo di amici con i quali suona in una rock band, e un amico più solitario, Martino. Comincia a studiare con una compagna, Adelaide detta Aidi, che partirà per gli Stati Uniti a fine anno scolastico. A poco a poco, Alex s'innamora di Aidi e comincia a corteggiarla, e nel contempo si diverte con gli amici. Ma alla fine di una serata 'etilica” in discoteca, Martino viene trovato in possesso di droga, arrestato e rilasciato poco dopo. Il colpo in lui è tremendo e, caduto in forte depressione, si suicida con la pistola del padre. Alex è sconvolto, ma in questa dolorosa circostanza sarà il ritorno di Aidi a infondergli il coraggio di andare avanti e ritornare sereno. Alla fine dell'anno, in occasione della festa di saluto per Aidi, i due finalmente si dichiarano; il distacco, per Alex, sarà doloroso...
Generazione Y
Alcuni ragazzi di notte s'infiltrano in una piscina comunale trasgredendo regole e recinzioni, si tuffano e iniziano a ricordare, scherzandoci su, la storia di Alex e Aidi a fatti compiuti. Si racconta di un amore evanescente e vacuo proprio come l'Aria, il brano iniziale di Umberto Palazzo e il Santo Niente che apre la pellicola, semplice e trasparente, che ci capita sotto il naso e che non dobbiamo far altro che respirare, senza troppa fatica. Ma ad alte quote, si sa, l'affanno è più probabile.
Enza Negroni porta sullo schermo il celebre omonimo romanzo adolescenziale di Enrico Brizzi, uscito nel 1995, mantenendone tutta la voglia di evadere dalla quotidianità preconfezionata, e dando vita a personaggi strampalati ma divertenti che rendono, se non un senso di realtà strutturale all'opera, almeno le coerenti atmosfere studentesche che Bologna emana tra le sue strade e i suoi porticati. Il lavoro della regista risulta tuttavia troppo zoppicante, fresco e genuino ma con alcune imprecisioni proprie di una filmaker alle prime armi.
Agli esordi troviamo però anche Stefano Accorsi subito dopo la fama per il tormentone del cono gelato ("two gust' is meglio che one") e Violante Placido, meno provocante di come la conosciamo oggi e sicuramente più impacciata davanti alla mdp. Acerbi e inesperti, i due attori appaiono troppo spesso monocorde.
Il soundtrack è la vera colonna portante del film (curata da Umberto Palazzo), una favolosa compagna delle immagini che di tanto in tanto vacillano sulla regia incerta ma sincera, che trova nelle inquadrature sui volti in primo piano, durante i dialoghi, il suo lato migliore.
Sono gli anni del rock sempre e comunque, gli anni della birra anche di mattina e delle forche a scuola, delle interrogazioni mancate e delle ragazze da inseguire per i corridoi del liceo. Sono le Generazioni malate di Umberto Palazzo e il Santo Niente che gridano e piangono, abbassano lo sguardo e ridono implodendo prima che arrivi il mattino col vento negli occhi.
"Un salto fuori dal cerchio..."
"Ci stanno fregando tutti... faccio una scelta lucida e serena". Martino se ne tira fuori, a modo suo, con un gesto estremo. La sua avversione alla società, dalla quale si sente soffocato e deriso, è in quelle poche parole di molta intensità. "Devi essere intelligente, critico" ripete, per saper prendere le giuste distanze. Qualcuno, con effetti meno nichilisti, provò a fare la stessa cosa. John Frusciante, dal quale il titolo prende spunto, chitarrista, si allontanò volutamente dalla band dei Red Hot Chili Peppers che stava pian piano conquistando le classifiche, sentendosi dentro una coperta stretta. Fece un salto fuori dal cerchio, prese una strada meno sicura e scelse di decentrarsi (ma ci ripenserà qualche anno più tardi). Capita che seguire il branco può non essere nelle corde di ognuno e avere un'alternativa è doveroso e coerente.
La gioventù in divenire è sempre una "brutta bestia" da domare, che rischia di scavarsi spesso la fossa da sola (la didascalica Digging the grave dei Faith No More è un'accecante luce nel buio), con la costante voglia di autodistruzione mista a finto cinismo e conseguente groppo alla gola mentre corre veloce.
Ma è ancora la musica il vero deus ex machina che ci ricorda sempre cosa ci potremmo perdere lasciando di noi il solo ricordo negli anni a venire: "Pelle: è la tua proprio quella che mi manca, in certi momenti..." le agrodolci note di Nuotando nell'aria dei Marlene Kuntz sollevano un odore di buono, di nostalgia per qualcosa che è stato e senz'altro sarà. E' per questo che dobbiamo puntare sugli affetti, sulla storia che li racconterà agli altri e a noi stessi. Usciamo dal gruppo quindi, ma rientriamoci subito.DVD Caratteristiche tecniche
Formato video: 1.66:1 4/3
Formato audio: italiano 1.0 mono
Edizione poco curata, priva di formato panoramico e di traccia audio surround.
Contenuti speciali
Non è presente alcun contenuto extra.
Copyright © Spaziofilm.it 2008.
