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"Il quotidiano francese 'Le Monde' ha scritto che 'The Island' è una testimonianza esemplare della moltiplicazione nei film americani di pubblicità non dichiarata: ci sono abiti e scarpe Puma e Reebok, informatica Microsoft, birra Budweiser, acqua minerale Aquafina, videogiochi, yacht di lusso Wally eccetera. E' un fenomeno crescente e generale, pare: ma non potrebbe rendere 'The Island' più reazionario e più chiassoso. Steve Buscemi interpreta il personaggio di un tecnico sapiente e saggio: vogliamo scherzare?". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 agosto 2005) "Sarà un kolossal neo-con o neo-clon? Entrambi. Neo-con nella crociata antiabortista e antiprogressista; neo-clon perché McGregor e la Johansson, spaesati in un genere poco introverso, sono cloni che prendono coscienza e liberano le masse robotiche in tunica dall' ingrato compito di ricambio genetico per i ricconi del 2019. Ma ciò che interessa al regista Michael Bay ('Pearl Harbor'), più che il fantasy sociologico che è pure ottimo spunto, è il film fracassone e bombarolo che finisce con 20 minuti alla 007, nella tana del mostro. Le buone intuizioni più che intenzioni non sono sviluppate; le banalità valorizzati al massimo in un secondo tempo abbastanza avvincente. Ma il segno distintivo è quello di un reazionario gran pasticcio con Buscemi che fa il tecnico. Storico flop Usa: e qui?" (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2005) "In sintesi, un fragoroso, pasticciato e interminabile fumetto, con una prima parte più originale, ma anche più barbosa, e una seconda più banale, in balia di esplosioni e scontri da spaccare i timpani. In grado, se non altro, di far rialzare le palpebre a chi ronfa da un'ora." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 settembre 2005)
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