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The International Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-19 14:49:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Giudizio: OOOOO

All'origine della crisi finanziaria mondiale era The International. Ironia a parte, l'ultima fatica del tedesco Tom Tykwer, nonché la sua prima hollywoodiana, sembra il paranoic-conspiracy-thriller più calzante a spiegare parte dei tempi duri attualmente in corso. Itinerante come da titolo, The International trasporta un eroe dell'Interpol (Clive Owen) con qualche macchia ma senza paura nel circolo vizioso del sistema bancario internazionale, corrotto sine limite in complicità con produttori e commercianti d’armi, nonché con reti criminali. Partner di (dis)avventure di Owen è l'Assistent District Attorney Naomi Watts: insieme si troveranno impantanati negli ingranaggi di una "macchina" che sembra infallibile. Buona parte del set è italiana: Milano soprattutto, dove un inedito Luca Barbareschi veste i panni di un businessman miliardario candidato alla leadership politica del Belpaese. Con un partito dal nome Futuro Italia e un simbolo dai tre colori nazionali, non lascia dubbi sull'identità della fonte d’ispirazione. Complessivamente, benché non privo di interessanti spunti visivi, il film risulta un costante ma fallito tentativo di decollo dalla sfera celebrale, non riuscendo mai a irrompere nelle emozioni, neppure quando si fa puro action.

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
The International
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-24 09:24:44
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"L'ambizione del regista sarebbe quella di resuscitare la tradizione del thriller politico, come 'Perche un assassinio' di Pakula o 'Il maratoneta' di Schlesinger, ma il risultato e solo un catalogo di luoghi comuni, a cominciare dalla barba diligentissimamente incolta dell'agente Interpol Louis Salinger (un Clive Owen piuttosto monocorde) per continuare con le banche ormai, diventate il nemico pubblico numero uno dell'umanita. (...) Girato tra New York, Berlino, l'Italia e Istanbul, con una sparatoria ultrafracassona al Guggenheim (ricostruito per il bisogno in un ex fabbrica di locomotive), il film procede tra finti colpi di scena e un po' di tensione fino all'immancabile finale aperto. Prevedibile anche lui." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 febbraio 2009) "Per non farci mancare proprio nulla, la sceneggiatura ci infila poi le Brigate Rosse, un killer della mafia e un ufficiale dei carabinieri corrotto. Attivissimo, questi ammazza uno dei cecchini, confonde le prove e fa rimpatriare d'autorita i nostri eroi. Peccato che Tykwer non gli abbia fatto indossate la feluca col pennacchio, come ai carabinieri di Pinocchio. Così, sarebbe stato perfetto." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 febbraio 2009) "Come spesso succede ai thriller politici (Tykwer cita esempi illustri: 'Perche un assassinio' di Pakula, 'Il maratoneta' di Schlesinger), la trama di 'The International' e pura follia, e il miglior commento spetta all'ex agente della Stasi Armin Muller-Stahl, ora al soldo della banca, quando Owen gli chiede come si senta, lui ex comunista, a lavorare per il Capitale.(...) 'The International' non e un grande film: e un film divertente, girato magistralmente, che dice cose agghiaccianti. Al vostro posto, quando uscira nei cinema, ci andremmo." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 6 febbraio 2009) "Insomma, un gran guazzabuglio. Carabinieri corrotti, politici berlusconiani che alludono a complicate vicende finanziarie. Il tutto in mezzo a un intrigo internazionale che ha spazio anche per un'altra presenza italiana: quella del bel tenebroso Luca Calvani - e il suo nome vero, non e una allusione a Roberto Calvi, questa - ex vincitore dell'Isola dei famosi, e qui nelle vesti del figlio di Barbareschi. Luca Calvani sfoggia un inglese perfetto: prima di naufragare nell'Isola, ha passato molti anni negli Stati Uniti, facendo i lavori più umili, proprio come nelle migliori biografie degli artisti maledetti. E a voler essere ancora più precisi, c'e una terza presenza italiana: quando doveva strisciare sul tetto dell'hotel Gallia, di notte, Naomi Watts ha chiesto una controfigura. È italiana: si chiama Laura Fimognari, e ha un bellissimo volto luminoso." (Luca Vinci, 'Libero', 6 febbraio 2009) "Opera dalla ritmica ossessiva e ripetitiva, dai semiesotici scenari, concentrata come fosse un documentario, ma non senza disperdersi, sui rapporti incestuosi tra mafia, potere politico, nuove Brigate Rosse, ex burocrati della Ddr, tirannelli africani, mercato delle armi e finanza internazionale, e stata scritta, non senza humour anti-terrorista, dall'inglese Eric Warren Singer. Ed e stata realizzata da un team creativo tutto tedesco e distribuita nel mondo dalla major Usa Sony- Columbia. Star Clive Owen, agente dell'Interpol, e Naomi Watts. Per noi il film ha anche la spassosa particolarita di sbarazzarsi quasi subito di Luca Barbareschi, nel ruolo di Umberto Calini, faccendiere mafioso e aspirante leader politico con il suo partito sciovinista 'Futuro Italiano', assassinato da un misterioso cecchino, e che e il riassunto piuttosto stravagante di Calvi, Agnelli, Berlusconi, 'Valzer con Bashir', Totò Riina e del suo personaggio di razzista, divorato dagli indios, in 'Cannibal Holocaust'. Il film, gia uscito con successo in Gran Bretagna, patria del genere 007, nonostante tenga fuori dalla porta ogni pratica licenziosa e ogni teoria sovversiva, due o tre cose nuove sul genere thriller le fa vedere. Il regista e lo stesso di 'Lola corre' sa ben dividere i tempi del dialogo dal tempo dell'azione, l'effetto sorpresa e il pressing sullo spettatore. Certo non ha la fantasia destabilizzante di un Quaresma. Non a caso ha detto: 'il thriller e la Champions League della regia cinematografica', ma in finalissima non ci arrivera mai." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 6 febbraio 2009) "Nel gioco sono coinvolti tutti americani e russi, cinesi europei, ebrei e musulmani. Pecunia non olet non e il motto ma la sostanza. Alla fine gli ideali non vincono ma si rendono qualche bella soddisfazione. Il film si chiama 'The International' lo ha diretto il tedesco Tom Tykwer ('Lola corre') o, piuttosto, le scene madri all'interno del Guggenheim di Manhattan o sui tetti di Istanbul, hanno diretto lui. Il modello alto del political-killer alla Pakula o alla Schlesinger resta però lontano." (Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale', 6 febbraio 2009) "'The International' e un melange abbastanza riuscito di tensione e paranoia da film americano anni '70, con tanto di doppio sparo modello JFK , e di j'accuse contro l'intreccio globale tra capitale, armi e morte. «E' un film che racconta la cruda realta», afferma il quarantaquattrenne regista tedesco, «certo non parlo di tutte le banche, ma molte sono proprio come le ho descritte in questo lavoro e comunque questa e la filosofia che governa oggi il mondo e su cui passa la nostra vita». Da tenere a mente una dinamica e adrenalinica sparatoria al museo Guggenheim di New York dal notevole impatto visivo: l'arte moderna distrutta in mille pezzi che qualche patriota e maligno giornalista italiano, per vendicarsi dei cattivi tedeschi, traslera forzatamente come metafora degli effetti provocati dal film di Tykwer." (Davide Turrini, 'Liberazione', 6 febbraio 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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