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Trama
Nella Vienna di fine Ottocento, Eduard Abramovitz, alias il mago Eisenheim, riscuote successi coi sui numeri di magia al limite dell'impossibile. Dovrà vedersela con uno scettico poliziotto ma soprattutto contro il principe ereditario dell'Impero, deciso a screditarlo in nome della razionalità e della scienza, e pronto a portargli via la donna che ama.
Commento
È probabilmente inevitabile fare un paragone tra questo film e The Prestige, la pellicola di Christopher Nolan uscita nelle sale solo pochi mesi fa. A uno sguardo superficiale le due opere potrebbero sembrare estremamente simili, nell'ambientazione come nei temi trattati, finanche nel titolo.
In realtà ci sono varie importanti differenze, che rendono The Illusionist un film con una sua piena identità, penalizzato solo dal fatto di essere cronologicamente vicino all'altro. Quello che salta agli occhi nell'opera di Neil Burger è una concezione molto diversa della magia, più favolistica e sognatrice, sfociante persino nel mistico e nel religioso: in The prestige avevamo la sfida tra due maghi, una lotta fatta a colpi di scienza, marchingegni e dedizione maniacale alla causa dell'illusionismo. C'era grande fascinazione, ma si restava sempre coi piedi per terra, legati a un realismo mascherato ma sempre presente. The Illusionist sceglie un approccio diverso, che si riflette anche sulle tecniche cinematografiche. Eisenheim/Edward Norton fa davvero cose incredibili, e il film lascia un voluto senso di ambiguità sulle sue presunte capacità sovrannaturali, sul rapporto tra realtà e finzione. Nella realizzazione delle magie si è scelto di usare in maniera esplicita gli effetti speciali computerizzati: la cosa buona è che quest'uso del digitale riesce a non risultare mai pacchiano, bensì armonioso e coerente, senza eccessi. Un risultato non da poco per un film di questo genere. Assoluta nota di merito va alla fotografia, che punta a ricostruire (riuscendoci) un'atmosfera giallastra, quasi antica, che si adatta perfettamente alle scenografie del film: probabilmente rimanda anche, in qualche modo sotterraneo ed emotivo, alla grana della pellicola per come poteva risultare decenni fa, e nei primi anni del cinema: appunto virata al giallo, consunta e fragile. Non a caso il cinema è molto presente nel film, specie quando i poliziotti cercano di capire il presunto trucco alla base di una delle magie più straordinarie dell'illusionista.
Dal punto di vista della struttura narrativa c'è di che essere soddisfatti: ci troviamo nuovamente di fronte, come già in The Prestige e in vari film degli ultimi anni, a uno schema con sorpresa finale e indizi disseminati durante il corso della storia, che lo spettatore arguto può cogliere per intuire la conclusione. Per quanto The Illusionist non riesca a sorprendere fino in fondo, riesce comunque a non essere banale, e il consueto 'riassunto” finale (con tutti i frammenti che avremmo dovuto cogliere) lascia piacevolmente stupiti. In questo è certamente superiore a The Prestige, il cui peggior difetto era proprio quello di una errata calibrazione della difficoltà di decifrazione dell'enigma: per farla breve, dopo venti minuti si capiva la fine.
Anche per questo film un ottimo cast, su cui più che Norton (che ci ha abituato a parti più estreme e deliranti) spicca Paul Giamatti, in un ruolo piuttosto cupo e cinico che gli riesce sorprendentemente bene. Anche Jessica Biel riesce a non sfigurare, pur non raggiungendo vette stratosferiche: è bella da vedere e probabilmente per stavolta ci può anche bastare.
Molto belle anche le musiche, mai invadenti ma sempre calzanti.
Ovviamente qualche difetto c'è: al di là della (presunta) scarsa originalità e del soggettivo giudizio sull'approccio al tema della magia, possiamo notare una certa volontà di mettere tanta carne al fuoco, volontà che riesce a trovare uno sbocco equilibrato solo fino a un certo punto. Il riferimento è in particolare a certi temi, come la spinta democratica contro l'Impero (che sarebbe caduto con la Grande Guerra, neanche venti anni dopo), gli intrighi di palazzo, i rigurgiti mistico-religiosi declinati ancora una volta in chiave repubblicana. Essi tentano di dare maggiore respiro alla trama (per non farla ruotare solo attorno ai quattro personaggi principali) ma in realtà finiscono con l'essere di poco aiuto, fino al discorso finale del principe che parrebbe presupporre tutta una riflessione politico-sociale che di fatto non c'è, o è presente in minima parte.
In conclusione possiamo certamente dire che The Illusionist è un buon film. Il regista Burger (autore anche della sceneggiatura tratta da un racconto breve di Steven Millhauser) sceglie un ritmo complessivamente compassato, ma che non diventa mai 'lento” nel senso dispregiativo del termine. La costante ambiguità circa le abilità di Eisenheim, le peripezie della sua storia d'amore con Sophie, la lugubre fascinazione che sempre i temi della morte e dell'oltretomba portano con sé garantiscono una tensione sottile ma costante, che non annoia mai. I pregi, già citati, nella recitazione e nell'aspetto visivo garantiscono un surplus di qualità. In generale mi sento di consigliarlo, a meno che non siate di quelli che faticano ad accettare quei film dove non tutto viene spiegato, dove rimane un alone di mistero impossibile da dissolvere.
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