Albany, 1938. Francis Phelan ed Helen Archer vivono per la strada. Sono due barboni, una coppia di derelitti sui cinquant'anni, che si vogliono bene e si sono abituati a accontentarsi dei rifiuti, a dormire sotto i muri o nel gelo delle campagne e a spendere i pochi cent che riescono a trovare per ubriacarsi. Helen è una donna misera e malandata, ma ancora si intenerisce se nelle bettole le fanno cantare, per una birra, le melodie in cui si esibiva da giovane. E' una donna magra, affettuosa verso Francis e desiderosa solo di trovare un po' di pace. Lui è più brusco, roso da più di vent'anni da un terribile rimorso: il figlioletto appena nato gli scivolò di mano e morì. Di rimorsi ne ha anche altri: da giovane ha ucciso un tranviere con una sassata e, come se non bastasse, ha la colpa di altre due morti e quei cadaveri trovano sempre più ampio spazio nelle sue allucinazioni. Dopo la tragedia del bambino, Francis ha lasciato la sua famiglia e da anni vive come un girovago, in condizioni miserabili, e con l'unica compagnia di Helen. Dopo aver trovato qualche lavoretto precario, Francis decide però di compiere un grosso passo. Comprato un tacchino, si presenta a casa dei suoi: la moglie Annie lo accoglie con affetto profondo, un po' meno la figlia Peg, ma troppe cose sono mutate e Francis intuisce che ormai egli deve restare solo con i suoi rimorsi, i suoi penosi fantasmi. Dopo di che va da Helen, ma questa è morta improvvisamente, il suo cuore non ce l'ha fatta più. A Francis non resta che piangerla e lasciare la città nella notte a bordo di un treno merci.
Note
- PREMIO PULITZER 1984 AL SOGGETTO.