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Uomo di latta
Lo zampino dell'eclettico e produttivo Stan Lee è dannatamente riconoscibile. Nel giro di cinquant'anni ha messo le mani in pasta in una marea di progetti Marvel, dalla carta alla cellulosa: da Spider Man a Hulk, da I Fantastici 4 a X-Men - giusto per citare i più famosi. E tra le decine di adattamenti da comics più o meno famosi, Iron Man era una delle punte di diamante della Casa delle Idee a mancare ancora all'appello. Nei fumetti, Tony Stark (creato da Stan Lee, Larry Lieber, Don Heck e l'inossidabile Jack Kirby nel 1963) è un eccentrico milionario, che guadagna ingenti somme di denaro vendendo armamenti al miglior offerente. Il caso vuole che siano proprio i ribelli, durante una visita di reclam in terra straniera, a rapirlo. Ma anziché costruire una potente arma per conto dei rapitori, Stark realizza un'armatura possente per fuggire, la quale è in grado di uccidere e al contempo difenderlo nelle situazioni più concitate. Se però in origine il Vietnam, personificato dal carnefice Wong Chu, era il nemico numero uno, nella versione diretta da Jon Favreau sono i mujiadin a prendere il posto dei cattivi. Peccato sia oltremodo ridicolo vederli tentennare nel massacrare i ribelli o impauriti nell'immergersi in una caverna buia, considerando ciò che la cronaca ha sempre riferito al loro riguardo. Ma, d'altra parte, non sarebbe corretto richiedere alla pellicola un tale realismo scenico...
Delirio ad alta quota
Purtroppo l'esordio cinematografico dell'eroe Marvel conferma la "trincerata" politica della Casa delle Idee, volta a valorizzare l'impronta più action delle sue punte di diamante, andando a inficiare irrimediabilmente sul valore intrinseco del prodotto. Ciò significa una impressionante attenzione al dettaglio (per quanto concerne la tecnica e la cura rivolta al costume), con riprese movimentate atte a riprendere accesi scontri fra titani. Le evoluzioni registiche sono imponenti e riprendono la stessa impostazione epica data al personaggio sulle tavole disegnate. Iron Man appare ben definito e piuttosto fedele all'originale: rabbioso, carico d'ira e d'orgoglio. La sua è una forza sovrumana che si percepisce, e si palesa, in ogni fotogramma. Robert Downey Jr. da questo punto di vista fa un ottimo lavoro, immergendosi completamente nei panni robotici dell'indiscusso protagonista: divertito, ironico, a tratti melanconico e strafottente, Tony Stark e Robert Downey Jr. sono a onor del vero la stessa persona. Ciononostante, il lavoro dietro alla narrazione è piuttosto precario; laddove frasi ad effetto coprono gran parte dei difetti concettuali della pellicola, alcuni buchi di sceneggiatura non passano di certo inosservati, compromettendo seriamente la solidità della stessa. Gwyneth Paltrow non convince pienamente come spalla femminile, e il telefonato complotto finale mette in scena un'imbarazzante mancanza di originalità.
Machinima
Indubbiamente il lavoro coreografico, unito alla convincente interpretazione del candidato all'Oscar Robert Downey Jr., rende Iron Man un film prettamente godibile sotto il profilo ludico. Se questa è la vostra solita chiave di lettura nell'interpretare gli eroi Marvel, allora sarete certamente appagati dalla storia di Mr. Stark; nel caso contrario, sappiate che un certo Cavaliere Oscuro è in dirittura d'arrivo...
Prima di chiudere, però, vi raccomando un'ultima cosa: non andate subito via alla fine della proiezione, ma attendete la fine dei titoli di coda...
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"'Iron man' e l'anno zero del cinefumetto riesploso a Hollywood da dieci anni. La Marvel, ora indipendente dagli studios, cambia musica per il suo storico fumetto firmato Stan Lee. L'Afghanistan e un paese fuori controllo, l'eroe all'inizio 'Garante degli interessi dell'America nel mondo' decide di non costruire più armi ed entra in conflitto con l'esercito avendo come alleati un militare che e la bella copia di Colin Powell (epurato da Bush) e una segretaria liberal (incantevole Gwyneth Paltrow). Il vero asse del male e guidato da un affarista amico di Stark. Film divertente, leggero e pensante. La parola "hippie" ricorre spesso nel copione. L'ex alcolizzato e drogato Downey Jr. sa incarnare come nessun altro l'ironia di Iron Man, supereroe della contestazione." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 aprile 2008) "L'avventura e divertente perche non si basa solo su effetti speciali digitali, certo portentosi con le stimmate da robot nella scatenata parte finale, ma lavora anche con una buona sceneggiatura collettiva di cui l'autore Jon Favreau, valorizza i lati ingenui da Jekyll, senza tralasciare qualche messaggio di Obama contro il bellicismo di Bush e armi di distruzione paralizzanti. Non e il puro intrattenimento Marvel come vorrebbe il marketing: difatti muta ed evolve il rozzo anticomunismo del fumetto anni '60, facendone un playboy di garbo e di dubbio che Downey non più tanto jr. recita con una vigorosa ironia, avendo assicurato che nessuno meglio di lui, senza cercare negli istituti psichiatrici, poteva fare Iron man, questo robot rosso ed oro al titanio che se la prende con micidiali armi e micidiali bugie. Lui può: yes, he can." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 maggio 2008) "Stavolta e scesa in campo direttamente la Marvel Comics in veste di produttore cinematografico per reinventare sullo schermo uno dei supereroi creati dal suo autore di punta, il geniale Stan Lee. (...) Il fumetto creato da Lee negli anni Sessanta viene sottoposto a un ruffiano aggiornamento politicamente corretto innestando uno degli scenari bellici di maggiore drammatica attualita. Il risultato e un film noioso nella prima parte e un action movie fantascientifico come tanti nella seconda. Il regista e sceneggiatore Jon Favreau si preoccupa più di nobilitare un prototipo della cultura di massa con messaggi pacifisti anti-Bush che di sperimentare le potenzialita visive del personaggio di carta. A poco servono gli effetti digitali che culminano nella sfida tra i due robot rivali e l'ironia di Robert Downey jr." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 3 maggio 2008)
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