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L'ultimo uomo sulla terra non è solo
Robert Neville è un celebre virologo.
Robert Neville lavora per l'esercito.
Robert Neville era il padre di una splendida bimba, e di una bellissima moglie.
Robert Neville era a capo dell'equipe di ricerca del vaccino contro un male inguaribile.
Robert Neville combatte quotidianamente per sfuggire agli Infetti, uomini colpiti da un virus che li ha resi simili a zombie.
Robert Neville è l'ultimo uomo sulla terra.
2012: fuga da New York
L'eclettico Francis Lawrence realizza dopo Constantine un'altra pellicola - ad elevatissimo budget - che punta sull'immagine, sull'interpretazione di un grande attore (prima c'era Keanu Reeves ora abbiamo Will Smith), e che è ambientata in un futuro dai contorni incerti e suggestivi.
Ad impressionare a prima vista in Io sono leggenda è, infatti, la confezione generale, l'utilizzo sapiente ed estremamente funzionale dell'effetto speciale, l'estrema efficacia con la quale viene ricostruita una New York (dove da tre anni regnano sovrani incontrastati ingorghi con auto prive di conducenti), cervi e leoni che si aggirano in campi di erbacce che hanno divelto l'asfalto, grattacieli che sono ormai scheletri di vetro e acciaio.
Una ricostruzione visivamente molto affascinante, che si richiama fortemente alle suggestioni dell'omonimo libro di Matheson del 1954, dal quale sono stati già tratti due film L'ultimo uomo della terra, con Vincent Price, e Occhi bianchi sul pianeta terra, interpretato da Charlton Heston.
Intelligente la scelta di lasciare largo spazio al silenzio, che si introduce nella diegesi della storia come vero e proprio elemento cardine nella costruzione degli spazi e del climax narrativo. I flashback sono ridotti al minimo indispensabile, l'uso delle musiche è attento e quasi mai invasivo.
Come nel suo precedente lavoro, la pecca di Lawrence è una certa difficoltà nella messa in scena, che tende a concentrarsi sugli aspetti più risolti e rintracciabili agli occhi dello spettatore, tralasciando del tutto le problematicità risolvibili unicamente attraverso una determinata gestione delle inquadrature e un dosaggio accorto di montaggio.
Non si riesce a capire fino in fondo se gli Infetti siano intelligenti o meno, non a causa di una voluta ambiguità, ma perché manca totalmente un contrappunto, seppur sfumato, all'immedesimazione con il protagonista. La lettura di determinati passaggi diventa così a tratti farraginosa.
Si capisce d'altra parte perché Will Smith abbia fortemente voluto un film che rimanda a suggestioni profonde, e che con una gestione diversa dello spazio filmico e con un finale meno sbrigativo sarebbe potuto essere ottimo. Ma ci si può comunque piacevolmente accontentare.
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