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Io Non Sono Qui Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-04 13:39:00
Provider
Cinematografo
Recensione
I'm Not There, Io non sono qui. Non c'è Bob Dylan nel film di Todd Haynes, non c'è perché non si tratta di un biopic musicale, bensì di suggestione poetica. E' una premessa necessaria per accostare criticamente, ovvero da spettatore, il quarto lungometraggio del regista californiano. Di Dylan non ci sono le canzoni più note, eccetto Like a Rolling Stone "confinata" a ridosso dei titoli di coda, appoggiata al primissimo piano, anzi particolare, del vero Bob Dylan con armonica a bocca, l'unico del film, da cui ci congeda per fare ritorno alle nostre rispettive enciclopedie musicali. Haynes di non-Dylan ne mette in scena sei: Woody (Guthrie), interpretato dal sorprendente giovanissimo Marcus Carl Franklin, afroamericano con chitarra, on the road su carri bestiame; il contestatore Arthur (Rimbaud), con il volto di Ben Whishaw; Jack (Rollins), interpretato da Christian Bale, che ha lasciato il palco per l'altare, dove lo troviamo pastore-cantante; Robbie (Heath Ledger), anni '70, denaro, successo e una moglie (Charlotte Gainsbourg) lasciata a se stessa; Jude, la folgorante, metamorfica Cate Blanchett da Coppa Volpi, in bianco e nero psichedelico; Billy, Richard Gere (uno e bino al Lido), Billy the Kid nella città di Enigma, fantasmagorica polis minacciata dall'autostrada della modernità e dimensione simbolica della non-raccontabilità di Dylan. Tutti simulacri, ovvero copie di un originale Dylan mai esistito nel film: sono sei personaggi in cerca d'autore, che non è appunto Bob il menestrello, ma Todd il regista. Lui sì che lo trovano, in una drammaturgia potente e variegata. Puzzle mai biografico, ma Gestalt poetica. Dylan non è qui. Ed è una fortuna. Per noi e per il film.

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
Io non sono qui
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-10 10:00:19
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Le molte vite di un'unica persona

Spalmate nell'arco di vari decenni, si intrecciano le esistenze di personaggi distinti ma accomunati dal medesimo soffio vitale, la musica: Woody è un ragazzino che viaggia attraverso l'America accompagnato dalla sua chitarra, Jack è un cantante folk al tramonto, Jude – anch'egli una star della musica – deve affrontare le critiche per il suo atteggiamento provocatorio e per l'influenza delle sue canzoni, mentre Billy the Kid è ancora vivo e si nasconde nella cittadina di Enigma.

Ma si tratta davvero di figure differenti, oppure sono la stessa, poliedrica persona?

Intessere storie, con parole e musica

'Ispirato alla musica e alle molte vite di Bob Dylan”, questo recita una didascalia nei titoli di testa. Perché Io non sono qui (in originale I'm not there) non è un biopic, non è un film sulla vita di Bob Dylan: al contrario, attraversa la vita di Bob Dylan, vi penetra all'interno e ne fuoriesce con molte storie da raccontare, incarnandosi in esistenze parallele e ramificate che hanno origine, però, dal medesimo ceppo. In tal modo la varietà del cast – di gran livello, ma dal quale emerge soprattutto una memorabile Cate Blanchett – trova giustificazione nelle diverse sfaccettature di un personaggio che si rivela al contempo artista, padre di famiglia, provocatore, menestrello giramondo e altro ancora, dimostrando così l'impossibilità di ricondurre la psicologia di un uomo a un'unica chiave di lettura (presunzione propria di molti film dichiaratamente biografici). Su tutto regna comunque la musica, filo conduttore universale che abbraccia vite diverse eppur pronte, in ogni caso, a sacrificare sé stesse all'arte in quanto espressione ultima della creatività umana, e non a un'idea di arte per com'è accetta e veicolata dalla morale corrente. Impegnato nella gestione di un materiale così variegato e complesso, Todd Haynes – anche autore della storia e co-sceneggiatore – gioca, litiga con la sostanza narrativa e filmica, intreccia storie, tinge lo schermo di un raffinato bianco e nero, lo affolla di scritte, didascalie, false interviste e apparizioni visionarie: se esiste una logica, è quella del flusso di coscienza.

Il pubblico non si spaventi di fronte a I'm not there, non c'è nulla di incomprensibile né alcun messaggio da cogliere. Il film non dev'essere capito, dev'essere vissuto.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.



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