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Io e Beethoven Recensione

"Io e Beethoven" recensioni

Film
Io e Beethoven
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-06-11 09:00:19
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

La copista di Beethoven

A Vienna, nel 1824, pochi giorni prima del debutto della 'Nona” di Beethoven, la giovane studentessa di musica nonché aspirante compositrice Anna Holtz viene assunta dal grande maestro come copista: frenata dal timore reverenziale che nutre nei suoi confronti, la ragazza inizialmente si trova in difficoltà con Beethoven, non sa come avvicinarlo, ma nel giro di poco fra i due nasce un profondo rapporto di complicità e contrasti. Indispensabili l'uno all'altra, Anna aiuta il maestro a dirigere il trionfale debutto della sua 'Nona”, mentre lui comincia a supervisionare le composizioni della ragazza, consigliandola e riprendendola come un insegnante brusco ma sensibile. I due rimarranno insieme anche nel momento peggiore, quando Beethoven, troppo innovativo con le sue ultime creazioni, rimarrà solo e incompreso…

Un rapporto immaginario

Coprodotto da Inghilterra e Ungheria, Io e Beethoven è una ricostruzione immaginaria di quanto successo al grande compositore austriaco nel periodo precedente la sua morte: il personaggio di Anna Holtz, infatti, è frutto di invenzione, e riunisce in sé il ruolo di alcune figure realmente esisitite (è accertato, ad esempio, che una donna aiutò Beethoven a ricevere l'ovazione del pubblico dopo l'esecuzione della 'Nona”, ma non è chiaro se fu una spettatrice o una delle coriste).

Ad ogni modo il film di Agnieszka Holland ruota tutto intorno al rapporto simbiotico fra Anna e Beethoven, secondo i canoni tipici del confronto/scontro fra allievo e maestro che pare assorbire la vita di entrambi (Anna a causa di questo rapporto vede sgretolarsi le sue relazioni familiari e sentimentali, mentre l'uomo, già tormentato e solo, non può far altro che aggrapparsi a lei). Peccato che, nonostante il sincero atto d'amore nei confronti della musica e l'assenza di cali di ritmo, Io e Beethoven risulti abbastanza piatto e di maniera, non sgradevole ma troppo 'medio”, privo di particolari qualità che lo distinguano dai tanti altri biopic dedicati a grandi artisti del passato. E se la rievocazione della 'Nona” è emozionante, il merito va in maggior misura alla sublime e grandiosa bellezza della composizione musicale.

Apprezzabile, comunque, il lavoro di Ed Harris (che, oltre a recitare con i tappi nelle orecchie, ha studiato violino, pianoforte e direzione d'orchestra) e la raffinata pacatezza di Diane Kruger, mai eccessiva.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-06-15 09:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Genio puro, ma profondamente umano, spirito irriducibile di libertà, che a volte rasenta una sublime arroganza. Personaggio complesso, difficile, contraddittorio, anche se capace di totale generosità. Non era certo un uomo schivo e prono alle consuetudini, Beethoven. In molta della sua musica possiamo scorgere i fermenti di un’epoca rivoluzionaria, perché Beethoven, a modo suo, era un rivoluzionario - non dimentichiamo che aveva il busto di Bruto sulla scrivania -, un genio però anche avvezzo ai compromessi e, comunque, pieno di contraddizioni. Un provocatore nato. Mai un compositore ideologico. Ogni immagine che ci facciamo di lui e del suo tempo non esclude, ma completa le altre. E per questo il film di Agnieszka Holland, con un magistrale Ed Harris nel ruolo del compositore, è un tassello in più di conoscenza storica, musicale ed umana che oggi possiamo avere di lui. In modo funzionale, la sceneggiatura inventa la figura della giovane e ambiziosa copista Anna, interpretata da Diane Kruger, che mette a disposizione tutta se stessa e, tra le pieghe del burbero, scoprirà quelle dell’uomo sofferente e dell’artista profeta. La storia ci rende così palpabile uno dei momenti creativi più intensi e memorabili della storia umana, quello che portò, nella primavera del 1824, alla nascita della Nona Sinfonia, proprio mentre l’autore perdeva progressivamente e totalmente l’udito. Scopriamo ancora una volta, nella ricostruzione plausibile e accurata, come in Beethoven ogni nota, ogni accordo, è musica pura. E le immagini ci portano fin dentro le note del fugato finale della Nona, espressione dell’eroico e faticoso gesto di fuggire la miseria - anche quella dolorosa dei tempi presenti - con Beethoven che ci esorta ancor oggi a prenderci per mano, per cercare, salire, toccare il vertice, semplice ed assoluto, dell’amore. Quella mano che Anna gli prenderà tra le sue nel momento della morte, quell’amore di cui così difficilmente Beethoven fece esperienza nel corso della sua tormentata, desolata esistenza.

Copyright © Cinematografo 2007.


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