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"Strano film questo 'Invincible' con cui Werner Herzog torna al cinema di finzione dopo una lunga parentesi. Girato in inglese, come vuole ahinoi il mercato internazionale, per il resto ignora tutte le convenzioni. Niente scene madri, malgrado la materia: grande cura nel ricostruire - idealizzandola anche un poco - la cultura e il senso comunitario dei piccoli shtetl centroeuropei; enfasi sulla dimensione religiosa, più che politica, della vicenda, anche se è sempre attuale la passione del potere per l'esoterismo, il mistero, le sette segrete (...) un film appassionante e discontinuo, accurato e prolisso, un po' folle ma a tratti anche stranamente piatto e antiquato". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 settembre 2001)
"Ricordate Herzog, il più estremo, visionario, audace tra i campioni del Nuovo Cinema Tedesco? Scordatevelo. L'intento è nobile, ma la fattura è quella di un polpettone televisivo su commissione". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 4 settembre 2001)
"Herzog manovra con abilità didascalica il bene e il male, ma restando lontano dalla sua cifra stilistica, in stile più tradizionale, quasi televisivo". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 settembre 2001).
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