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Sono rimasta molto perplessa quando alla fine della visione di questo splendido film, prima dei titoli di coda, viene sottolineato che si tratta di una storia vera.
Perplessa perchè affascinata morbosamente dall'interiorità del protagonista, tanto da idealizzarlo, da crederlo un'utopica finzione. Christopher esiste. E' reale. Ed è la dimostrazione che qualcuno è riuscito a lasciare gli agi della vita borghese per ritrovare se stesso, per cercare la tanto desiderata felicità ad ogni costo. Certo le reali motivazioni che lo spingono alla fuga non le condivido in pieno, perchè ritengo che sia più onorevole affrontarli i problemi ma pensando al carattere del protagonista e alla sua estrema ricerca della verità capisco che certe cose possono averlo ferito incondizionatamente.
Da questa condizione parte il viaggio, fisico e interiore.Christopher cerca di colmare il suo vuoto interiore grazie alla solidarietà di persone incontrare lungo il cammino, a cui riesce a dare tanto, al punto che addirittura Ron vorrebbe adottarlo. Però dopo un pò sente l'esigenza di andare via, di proseguire il suo viaggio, di non crearsi legami, sedi e constrizioni. Alla ricerca della totale libertà che solo nella solitudine può essere vissuta. E la sua solitudine diventa più loquace di una folla. Il suo spirito inizia a parlare, donando un pò di se ad ogni persona, ad ogni tappa del viaggio.
Un grande applauso merita Emile Hirsch protagonista indiscusso di 148 minuti di pellicola. Il suo viso esprime emozioni meglio di qualsiasi parola detta o sussurrata.
I momenti in cui manifesta i pensieri tra se e se e i momenti in cui attinge dai libri che porta sempre dietro sono di un'intensità incredibile che denota la sua grande professionalità.
Unico neo: la lentezza eccessiva di alcun scene che rasenta la noia.
Ma il vero fulcro di questo film sta proprio nella possente mano del regista, maestro nel tenere le redini della storia e nel riuscire a suscitare nello spettatore semplici ma forti emozioni quasi primitive.
Dopo tutte le grandi avventure che riesce a vivere, la sua inesperienza lo porta a mangiare una pianta velenosa e ad assistere lentamente alla sua morte. Sarà quello l'apice della storia. ll momento in cui guardando al cielo troverà la vera felicità. E avrà vissuto davvero. Sicuramente più di noi che per paura e codardia ci limitiamo a sopravvivere, ad essere prudenti, a non cercare forti emozioni, fino a scoprirci vecchi e insoddisfatti.Però otterrà anche la consapevolezza che la felicità dev'essere anche condivisa per essere realmente tale. Ma non avrà il tempo di mettere in atto questa nuova coscienza.
Un grande encomio infine va alle splendide ambientazioni e alla magistrale fotografia, non che alle melodiche musiche di Eddie Vedder. E' tutto questo che costituisce nel complesso l'ottimo film. Davvero consigliato.
5 di 5 utenti hanno giudicato questa recensione utile.