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"Il limite del film di Jordan e che abbaglia e non convince, impressiona e non commuove. Forse per un motivo molto semplice: nelle storie di questo genere lo spettatore di solito e indotto a identificarsi con la vittima, qui gli si chiede di identificarsi con il vampiro. I mostri sono truccati in maniera originale: visi pallidi, vene bluastre, labbra ben rosse, denti appena aguzzi. E Tom Cruise (Lestat), Brad Pitt (Louis) e la ragazzina Kirsten Dunst (Claudia) formano un trio d'inferno. C'e anche la nostra bella Domiziana Giordano, recentemente assurta alle cronache giudiziarie per aver ospitato nel suo appartamento parigino un latitante di Tangentopoli: con quel nome, Mach di Palmstein, che fosse un vampiro anche lui?" (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 18 Dicembre 1994) "Per renderla credibile gli interpreti si impegnano al massimo, ma Tom Cruise, il Vampiro n.1, biondo e in parrucca settecentesca, tradisce troppo la sua immagine tradizionale perche tutti possano accettarlo e Brad Pitt, il n. 2, pur tornato agli accenti di 'In mezzo scorre il fiume', stenta a disegnare i travagli di un mostro che non vorrebbe essere tale, scivolando un po' troppo spesso nel lezioso. Comunque lo spettacolo c'e, specie per gli adepti dell'horror che troveranno nella pellicola un appuntamento da non perdere. Non se ne ascoltino, però, le battute di dialogo: meritano solo l'Oscar della retorica." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 Dicembre 1994) "Tratto dal primo omonimo volume delle 'Cronache di vampiri', opera di culto della scrittrice americana Anne Rice (editore Salani), comincia in una notte del 1991, con un ventiquattrenne aristocratico che racconta a un giovane giornalista la sua vita senza tempo: 'Sono un vampiro. Non sono più umano da duecento anni...'. I personaggi principali sono tre. Lestat-Tom Cruise, vampiro senza cuore e senza rimorsi; Louis-Brad Pitt, vampiro romantico che non può rinunciare a residui d'umanita; Claudia Kirsten Dunst, bellissima vampira bambina sui dieci anni, figlia e amante agghindata come una donna ma destinata a non crescere mai e disperata per il suo destino immutabile. (...) Insieme con la gran maestria del regista, la fotografia di Philippe Rousselot contribuisce a creare un'atmosfera di fine, una malinconia esaltata, un impasto di ironia e di furore, un'attrazione dolente per le tenebre che danno al film senso e sentimento contemporanei." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 Dicembre 1994)
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