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Interview Recensione

"Interview" recensioni

Film
Interview
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-19 04:03:03
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Partita malissimo in un locale alla moda, l'intervista sembra rianimarsi nel lussuoso loft dell'attrice, per poi prendere una piega inaspettata. Ma tra gaffes e ripicche, slanci e ripulse, sotterfugi e rivelazioni, prende corpo un duello combattuto da entrambi a colpi di simulazioni di ogni sorta. Quasi un trattatelo di massmediologia e seduzione, recitato da una coppia efficacissima. Anche se forse troppo impari quanto ad appeal." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 aprile 2008) "Buscemi fa centro su tutti i fronti: riesuma più o meno involontariamente la provocazione tematica politicamente scorretta sull'informazione ideata da Theo van Gogh nella versione originale olandese dell'omonimo film: si gestisce in scena con maestria; coniuga un fluido discorso di messa in scena con un basso budget da vero indipendente. Le allusioni a Van Gogh si sprecano: divertitevi a trovarle." (Davide Turrini, 'Liberazione', 11 aprile 2008) "Tenerezza, pudore, rabbia, menzogne ed un lento procedere verso la propria verità. Un film di parole mai vane, recitato benissimo e che si consuma in 80minuti senza respiro. Buscemi riesce persino ad essere affascinante. La bellissima Sienna Miller è una Sharon Stone giovane, un'attrice di straordinaria spontaneità, che fa pensare che i due abbiano talvolta improvvisato: sarebbe una bella notizia." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 11 aprile 2008) "'Interview' è girato in sequenza e con tre camere in azione che hanno permesso di acchiappare ogni sfumatura degli attori. Il film in progress ne beneficia molto in un ritmato, cinico incontro di boxe morale, affascinante e interessante soprattutto quando tratta dell'influenza dei media, un rapporto sadomaso da cui né lo spettacolo né la politica oggi possono prescindere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 aprile 2008) "Piccolo film da camera sulla confusione tra realtà e rappresentazione, oltreché sulle ambivalenze del rapporto con i media e la celebrità, 'Interview' eredita parecchi tic del cinema indipendente americano, terreno di coltura di Buscemi. Però sa trasmettere un notevole senso di credibilità, grazie alle riprese, simultanee e continue, di tre diverse telecamere digitali." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 aprile 2008) "Il film è anche, ovviamente, una riflessione sulla vacuità dei media, grazie al mestiere dei due protagonisti e alla tv perennemente accesa sullo sfondo. Ma non risulta né divertente né particolarmente graffiante, e non lascia a bocca aperta nemmeno per la recitazione. Ci si domanda cosa ne avrebbero fatto un Altman, o un Lumet, e si sente la mancanza di un regista più esperto." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 aprile 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Interview
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-21 08:02:50
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Incontro/scontro

Interview parla della verità, o forse sarebbe meglio dire della sua inesistenza. Il giornalista Pierre Peders (Buscemi) conosce bene la violenza e la crudeltà della guerra: è stato un reporter e ha assistito a vari conflitti. Caduto in disgrazia, gli viene commissionata l'intervista a una starlet, Katya (Sienna Miller), bella quanto icona di un mondo vuoto come quello delle soap. L'incontro prende subito la forma del conflitto, ma un incidente li costringe a un'inattesa situazione di intimità. Entrambi soffrono per dolori profondi e nascosti, aspetto che li spinge a contorcere e stravolgere il racconto del loro passato; così, la notte che passano a 'confessarsi” pene e colpe reciproche prende la forma di una meschina messa in scena...

Una confessione piena di bugie

Interview è la prima pellicola del progetto Triple Theo, una trilogia in onore al regista olandese Theo van Gogh; l'opera in questione, infatti, altro non è che il remake americano dell'omonimo film girato dallo stesso van Gogh nel 2003.

Interessante, seppur non sempre adatta, il recupero della tecnica delle tre telecamere, vero marchio di fabbrica del cineasta olandese, che consiste nel girare ogni scena con tre camere digitali: una per il protagonista maschile, una per quella femminile e una camera 'master”. Ciò conferisce freschezza alle interpretazioni, e lascia anche spazio a un lavoro d'improvvisazione che gli attori sembrano concedersi senza farsi troppi scrupoli, come sedotti dalla sfida di rendere le loro menzogne credibili e seducenti.

Sono principalmente due gli aspetti apprezzabili di questo film. Il primo consiste nell'aver evitato che una trama banale, unita alla staticità della storia (poiché, a conti fatti, non succede quasi mai nulla), compromettesse il risultato finale dell'opera. Merito della bravura degli attori, i quali sembrano sentirsi più su un palcoscenico off-broadway che su un set: 'Giravamo venti pagine di dialoghi al giorno, e conoscevamo a memoria il copione, come se fosse uno spettacolo teatrale, lo facevamo tutto di seguito, tutto di fila” - ha dichiarato Sienna Miller. In effetti, i due protagonisti sono così bravi da ammaliare il pubblico, sebbene interpretino due esseri umani falsi e cinici, emblema di un'America vuota e frustrata. Il secondo aspetto positivo risiede nella piacevole imprevedibilità delle scene e nella macabra e pungente ironia dei dialoghi; finalmente un po' di humour grigio e pieno di arguzia.

Considerando che si tratti di una storia costruita sul nulla, il risultato è più che lusinghiero.

Riccardo Rosati

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