Un padre molto in avanti negli anni e il figlio di età matura cominciano a parlare e poi finiscono col confrontare opinioni diametralmente opposte sul successo, la fama, l'immortalità. Al culmine della discussione, il vecchio getta il figlio dalla finestra e poi dice che in questo modo lo ha salvato e gli ha dato l'immortalità. Quindi si butta a sua volta. Cala il sipario e gli attori avanzano sul proscenio per raccogliere gli applausi. Tra il pubblico, ecco due giovani, distinti ed eleganti. In un locale osservano due donne e decidono di seguirle. Suzy colpisce l'attenzione di uno dei due, che subito se ne innamora. Riesce ad avvicinarla, a parlarle ma non a comunicare in modo compiuto il proprio sentimento, che rimane inespresso. Su questo si confida lungamente con l'amico, il quale decide allora di raccontargli una storia avvenuta in un remoto villaggio. L'anziana Frisalina aveva le dita d'oro e, scoperta durante la processione, venne subito chiamata strega. Condannata a vivere in isolamento, ne era uscita solo per consigliare una giovane che non voleva sposarsi. Le acque della saggezza, dice l'amico, devono essere abitate da nuovi maestri. I due lanciano verso l'esterno uno sguardo mesto e pensoso. 'Povera Frisalina', 'Povera Suzy': sono le loro parole.
Note
PRESENTATO AL FESTIVAL DI CANNES 1998.