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Il sogno di ogni scrittore!
Ogni volta che Mo Folchart legge un libro, i personaggi narrati in quella storia escono letteralmente fuori dalle pagine e prendono vita nella realtà. Da quando Resa, sua moglie, è sparita fra le pagine di un libro rarissimo, Inkheart, lui e la figlia Maggie sono alla ricerca di una copia che possa riportarla indietro. Tra personaggi affascinanti e ambientazioni suggestive, dovranno fronteggiare i malvagi del romanzo, per nulla intenzionati a ritornare fra le pagine di carta…
La parola scritta ha un potere enorme
Cosa succederebbe se i personaggi di una storia scritta prendessero vita, proprio come nei sogni reconditi dei più appassionati scrittori o dei più assidui lettori? Tralasciando i numerosi pro e contro, sarebbe fantastico.
È proprio questo che Inkheart – La leggenda di cuore d'inchiostro e la sua autrice Cornelia Funke narrano prima sotto forma di romanzo, poi come riuscitissima trasposizione cinematografica per mano di Iain Softley (già regista di K-PAX – Da un altro mondo e The Skeleton Key): il ritorno del fantasy vecchia maniera. Inevitabile il richiamo alla mente di titoli come La storia infinita (1984) o Labyrinth (1986), ma in questo caso il processo narrativo è inverso. Mentre, infatti, nei titoli degli anni Ottanta i protagonisti (rispettivamente il piccolo Bastian e la bella Sarah) venivano inglobati in un mondo di fantasia e dovevano trovare una via d'uscita per tornare alla realtà, nell'originale idea della Funke sono le capacità evocative di un narratore, Lingua di fata, a fare da tramite e permettere ai personaggi della carta stampata di diventare reali. Il contrappasso, che porta all'intero sviluppo della vicenda, è che a ogni 'libera uscita” equivale un 'ingresso forzato” nell'universo del libro letto.
La realizzazione del film è davvero ottima in tutti i suoi aspetti, dalla regia alla fotografia, dalla sceneggiatura alla selezione del casting, dagli effetti speciali alla scelta delle location. L'unico punto debole è da trovarsi nel montaggio: spesso, infatti, si notano passaggi di scena troppo violenti e addirittura alcune scene sembrano inserite in maniera sconsiderata, pochi secondi isolati che non aggiungono nulla al senso generale e potrebbero essere tagliati senza problemi.
Le interpretazioni degli attori sono coinvolgenti e appassionanti. Su tutti Brendan Fraser (Mo Folchart/Lingua di Fata), al suo terzo kolossal in pochi mesi – dopo La mummia 3 e Viaggio al centro della Terra 3D –, il cui ruolo era già definito ancora prima di scrivere il libro: pare, infatti, che la Funke abbia scritto il personaggio di Lingua di Fata pensando proprio all'attore americano. Intorno a lui, una folta schiera di bravi attori inglesi, da Paul Bettany (Dita di polvere, visto in A Beautiful Mind) a Andy Serkis (Capricorn, era Gollum della trilogia de Il signore degli anelli), da Helen Mirren (zia Elinor, premio Oscar per The Queen) a Eliza Bennett (Maggie, già in Nanny McPhee – Tata Matilda).
Un'avventura riuscita che non lascerà delusi né adulti né bambini, con un pizzico di soddisfazione tutta italiana da mostrare per i bellissimi paesaggi della Riviera Ligure dove è ambientata la maggior parte della storia, ai quali l'autrice tedesca è legata dall'infanzia.
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