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Incubo d'Amore Recensione

"Incubo d'Amore" recensioni

Scheda Film
Incubo d'Amore
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:43:00
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Anche se ricalca schemi noti però nelle cifre convenzionali del thriller, il film sul piano della rappresentazione è meno consueto di quello che potrebbe sembrare. Lo ha diretto, esordendo nella regia, Nicholas Kazan, figlio del grande Elia, che si era già fatto apprezzare come sceneggiatore scrivendo il testo difficile ed ambiguo del 'Caso von Bulow'. (...) Le immagini sono sempre elaborate, le ricerche di linguaggio (qua e là perfino preziose) si impongono quasi ad ogni momento dell'azione, così se l'affastellarsi di intrighi e l'eccesso di raggiri può qua e là risultare o superficiale o voluto i climi visivi in cui sono, poi, immersi arrivano spesso a catturare l'attenzione, con il gusto della bella forma e il predominio, pur tra le pieghe di vicende concitate, dei più studiati valori figurativi. Forse non è molto, specie per un thriller in cui di solito si bada soprattutto ai fatti, ma basta a rivelare nel giovane Kazan un regista che sa guardare e far vedere. E per un esordio è importante." ('Il Tempo', 10 Maggio 1994)

"E' un curioso psycho-movie passato attraverso alcune traversie produttive e partito con un cast di all stars. Kazan, offre, accusando il sesso forte di utilizzare le proprie fantasie a fini egoisticamente erotici e altamente superficiali, un copione noto, ma è in grado, interrogandosi sull'identità altrui, di creare un'atmosfera non comune, un po' turbamento dei sensi, un po' memorie del sottosuolo. La cornice è quella dell'America ricca e provinciale, ma lo scenografo Richard Hoover e il direttore della fotografia Jean Yves Escoffier ci mettono il loro talento per personalizzare il lavoro, su una cornice pittorica affascinante per toni e colori, con molte concessioni all'eleganza dello stile pubblicitario sofisticato: lenzuola rigorosamente di seta, petto nudo con collane di perle, composizioni di corpi nel letto. Il resto è una lotta dei sessi pronta a dare un colpo a destra e uno a sinistra, dove gli attori, di presa fisica sicura, fanno il loro dovere ma non molto di più, pur avendo nello script alcune basilari domande filosofiche: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 18 Maggio 1994)

"L'idea del film sarebbe che nessuno ci è più sconosciuto delle persone amate, per via della famosa cecità dell'amore. L'ambiente è la borghesia ricca dei professionisti riusciti: piscine, gioielli di Winston e vestiti di Donna Karan per le mogli, automobili lustre, long drinks, case al mare, arredamenti sontuosi e glaciali, bambini perfetti, begli studi, segretarie efficienti, mostre d'arte, pettinature maschili scolpite come nel marmo o nel legno e tutto quanto. Genere: un thriller coniugale. Difetti: parecchi, in particolare il kitsch di sogni popolati da Luna Park, baracconi da fiera con le loro imbonitrici felliniane, clown che irride sghignazzando. (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 9 Maggio 1994)

Copyright © Cinematografo 2006.



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