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"Il film troppo lambiccato, non del tutto riuscito ma interessante, ha suscitato negli Stati Uniti fastidio, ostilità, censure. Si capisce. Ci sono quasi tutte le pratiche sessuali, anche consuete e modeste, che tanti anglosassoni considerano perverse. (...) Ci sono i delitti assai raccapriccianti di un serial killer che ammazza soltanto ragazze (...) C'è una coppia socialmente e culturalmente squilibrata ma non stereotipata (...) C'è una violazione degli schemi che ha irritato almeno quanto, quasi vent'anni fa, irritò il richiamo sessuale di Isabella Rossellini in "Velluto blu" di Lynch: ma come? La nostra Meg Ryan, sognatrice e battutista bionda delle commedie sentimentali, usata per interpretare quelle cose? Ma poi c'è New York. Straordinaria. Tutto avviene nell'East Village, nella zona a sud di Manhattan, rappresentato come un luogo tragico, disperato e incerto (...) Vista con altri occhi, la metropoli esemplare rispecchia inquietudine, minaccia." (Lietta Tornabuoni, L'Espresso, 31 dicembre 2003)
"Dispiace certamente il fatto che una regista come Jane Campion, in grado di offrire in passato titoli sostanziosi e coinvolgenti, sia caduta in modo così plateale nelle trappole di un cinema banale e insulso: dove la confezione rivela capacità formali impeccabili ma non può nascondere obiettivi commerciali legati solo al taglio pruriginoso e voyeuristico. Tra drammi esistenziali inespressi, caratteri individuali appena accennati e psicanalisi da supermercato profusa a piene mani (il ricordo del padre nelle immagini 'retrò'), la vicenda va avanti a fatica, lasciando lo spettatore solo nell'attesa di vedere la ragazza 'acqua e sapone' Meg Ryan alle prese con esibizioni erotiche varie." (Segnalazioni cinematografiche, vol.136, 2003)
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