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"Il sogno americano che diventa incubo e il soggetto del primo film di Pieter Jan Brugge, produttore progressista di 'Insider', ispirato a un fatto di cronaca olandese. (...) Quando il film, intenso e ripetitivo anche nell'incastro di diversi piani spazio temporali, potrebbe saltare sulla preda, il sistema di vivere, prende invece la scorciatoia dello psyco thriller lasciato a meta, abbandonando il conteggio morale e sociale: tutti vinti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 settembre 2004) "Prima regia di un produttore navigato (ha prodotto il film di Michael Mann e di Alan Pacula, al cui stile s'ispira), 'In ostaggio' e attento alle psicologie; più granitica quello del rapito Redford, che pure traversa una serie di fasi credibili; più labile quella di Dafoe, che passa dallo status della vittima a quello del criminale psicolabile. Però la cosa più interessante e la gestione del tempo, tra durata reale e rappresentazione. Benche il film proceda per sequenze parallele, infatti, il racconto alterna due estensioni temporali molto diverse: le sequenze dei parenti in ansia coprono settimane; quelle dei due uomini, una sola giornata." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 26 novembre 2004)
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