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"È un film insolito nel panorama italiano 'In ascolto', opera prima del trentenne milanese Giacomo Martelli che ha studiato alla London Film School. Sono rare, almeno negli ultimi anni, le incursioni dei registi italiani in argomenti e atmosfere di solito appannaggio del cinema americano e Martelli si è avventurato nel territorio dello spionaggio satellitare, del controllo telematico, delle intercettazioni informatiche, delle tecniche di sorveglianza militare utilizzate da privati e industriali che ha prodotto film interessanti, dall'ormai classico 'La conversaziome' di Coppola ai più recenti 'Crimini invisibili' di Wenders, 'I signori della truffa', 'Nemico pubblico'. Ne è scaturito un film a metà strada tra il thriller fantapolitico, la spy story tecnologica, l'incubo kafkiano. (...) Con il sostegno di un buon cast internazionale e soprattutto di un'attrice duttile e intensa come Maya Sansa, Martelli racconta una storia d'altri tempi ma di inquietante attualità, riuscendo a comunicare l'allarmante scenario di una realtà nella quale qualsiasi ordinaria comunicazione fatta su Internet può essere schedata per sicurezza nazionale." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 29 aprile 2006) "Non solo il deb Giacomo Martelli è da chiamare se si rompe il computer, ma la sua competenza tecnologica gli permette di vederne anche i rischi: il Grande Orecchio pericolo contro la privacy. Il suo thriller parabola (non a caso finisce con la sordità come biblico contrappasso) è intelligente e attuale, per a all'italiana se non nel finale un po' melò dove c'è da far quadrare i conti: il ritmo narrativo, il manicheismo, l'ordigno spettacolare sono da cinema Usa, ma con cast modesto. (...) È dura capire quel che accade, ma si intuisce la morale, che spende il jolly dei diritti umani e corrode il fascino della spia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 aprile 2006) "A dispetto delle diffidenze che può ispirare onore al regista Giacomo Martelli per essersi avventurato ambiziosamente su un terreno che ha sullo sfondo modelli come 'La conversazione' di Coppola con Gene Hackman ma anche 'I tre giorni del Condor' o 'Tutti gli uomini del Presidente'. Tra political thriller e spionaggio. (...) Ok, l'impresa è notevole ma restano sia la facile esposizione alle critiche di un intreccio molto complicato senza le enormi risorse hollywoodiane, sia il sospetto di un'opera di scarsa personalità." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 29 aprile 2006)
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