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Studiare cinema? Fa molta paura
Bruno frequenta la scuola internazionale di cinema Murnau. Avendo perso la famiglia, l'unico modo che ha il ragazzo per mantenersi gli studi è quello di lavorare nell'archivio dell'istituto. E' in questo luogo che il protagonista inizia ad avere delle inquietanti visioni: un giovane taciturno lo invita a cercare qualcosa. Bruno, ovviamente scosso dalle apparizioni sempre più frequenti, chiede aiuto ad Arianna. I due trovano in una grotta vicino all'istituto la strumentazione per effettuare la Thanatografia, una fotografia che consente di riprodurre su un supporto sensibile l'ultima immagine fissata sulla retina di una persona uccisa a cui vengono rimossi i bulbi oculari. Nel frattempo, nella scuola di cinema Murnau alcuni compagni di corso e alcuni professori scompaiono misteriosamente.
Il cinema è una favola nera
E' indiscutibile che uno sforzo da parte di Stefano Bessoni ci sia stato in Imago Mortis; la volontà e la passione di portare nel cinema italiano l'horror poetico e gotico non basta però a supplire i buchi di sceneggiatura e le fallaci e discutibili intuizioni dell'intreccio di quella che il regista ha definito essere 'una favola nera”. Il film di Bessoni perde per strada, forse perché eccessivamente orientato verso un'atmosfera ricercatamente gotica, la suspense. Pochi istanti di tensione all'inizio della pellicola, determinati da scelte di regia ovvie, ma efficaci, poi poco e nulla. Eppure, sembra che per comprendere Imago Mortis, sia necessario allontanarsi dall'idea che si tratti di una pellicola horror. La capacità di catturare l'attimo vitale, il ripetersi di dell'istante trascorso e finito per sempre è la magia e la ferocia del cinema e delle immagini in movimento. La Thanatografia, il cui ruolo è capitale nella trama del film, non è che l'estremo malefico della fotografia che come ci ricorda il critico cinematografico Andrè Bazin 'non crea eternità come l'arte, ma imbalsama il tempo e lo sottrae alla sua corruzione”. Pare che Imago Mortis, sia essenzialmente un omaggio virato di nero al cinema di oggi, al cinema di ieri ed al pre-cinema (d'altronde la strumentazione del Thanatoscopio ricorda totalmente le lanterne magiche che tanto hanno contribuito alla nascita della settima arte). 'Il cinema è sempre stata la mia passione numero uno. Sono cresciuto divorando centinaia di film, con una predilezione particolare per tutto quello che sentivo più vicino alla mia sensibilità” afferma Bessoni e si vede, diciamo noi. Se il grigiore delle ambientazioni, la durezza fisionomica di alcuni personaggi, le ombre e le luci, ricordano l'espressionismo tedesco (ossequiato da specifici riferimenti: dal nome della scuola W.Murnau a quello del professore Caligari), la sospensione e l'indefinezza temporale si allineano sull'horror magico iberico degli ultimi anni. Imago Mortisè davvero un film sincero, in cui la dovizia e l'attenzione ai particolari, seppure non riescano a rimediare alle mancanze di una sceneggiatura difettosa, sono sintomi di una cura registica e una passione cinematografica assoluta. Poco da dire sul cast che, sebbene vanti tra gli attori Geraldine Chaplin, non fornisce prove memorabili, mentre Alberto Amarilla nel ruolo di Bruno pare eccessivamente e perennemente allucinato.
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