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"Un film di una attualità sconcertante che non può non piacere alle giovani generazioni, anche se i moventi umani sono sempre gli stessi. Ma qui si tratta di cifre stilistiche dirette, senza compiacimenti o inutili censure. Veronica Perugini ha portato sullo schermo le contraddizioni di una società terribilmente confusa e priva anche di quelle confortanti speranze di cui si nutrono per eccellenza i giovani cui è stata tolta anche la possibilità di sognare." (Eugenio Zucchi, "L'informazione", 6 aprile 1995). "Il teppista è un'opera coraggiosa, forte, sgradevole per chi è abituato alle tranquille storielle minimali del giovane cinema italiano, recitata con bravura dai due protagonisti." Simone Emiliani - Casting 5/1995. " Qualcosa del cinema di Pasolini resta impigliato nella cinematografia da vedere e da discutere dei nostri autori." (Giovanna Grassi, "Corriere della Sera", 13 aprile 1995). "Più che l'ennesimo esempio di neo-neorealismo, Il teppista è un vero e proprio rap visuale, modulare, ripetitivo, ritmato nelle cadenze martellanti di gesti sempre uguali. Fra deambulazioni periferiche e camminate senza meta, un film sul "girare a vuoto" di una generazione: quella che un tempo ha conosciuto la rabbia e la speranza, e che ora si spegne a poco a poco nel grigiore di una routine che ha perso sia la strada della rivolta che quella dell'integrazione." (Gianni Canova, "DUEL", n.7, 1995)
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