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Ma lo sa che lei è proprio 'simpatica”…
Veronica (Caterina Murino) è la bella e avvenente proprietaria di un negozio di abbigliamento. Suo marito Mario (Alessandro Gassman) è un venditore di fertilizzanti spesso assente da casa. Una sera, rientrando da lavoro, Veronica viene aggredita, sviene, ma è soccorsa da un giovane poliziotto (Michele Venitucci) e dà poco conto all'accaduto. Le pressioni della madre (Valeria Fabrizi) per avere un nipotino, spingono Veronica a fare il test per vedere se può avere figli: risulta fertile. Mario invece risulta sterile proprio mentre Veronica scopre di essere rimasta incinta…
Fra geometrie perfette e deserti di vita
La truppa italiana a Venezia (come era stato per Cannes) si difende bene. Merito anche di Pappi Corsicato e di questa commedia dal sapore antico, dalla musica un po' retrò e dalla trama semplice e confusa allo stesso tempo, immersa in una Napoli irriconoscibile (i profili dei palazzi ricordano, forse non a caso, il quartiere dell'Eur a Roma, allora in costruzione, de L'eclisse di Antonioni).
E proprio il citazionismo compulsivo del regista e la sua insistenza nel proporre reiteratamente determinati schemi visivi rappresentano i punti di forza di un film che, oltre al cast, avrebbe altrimenti ben poco da proporre.
Egli si compiace di riuscire ad inserire, in maniera molto sofisticata peraltro, lungo tutto l'arco della vicenda, rimandi a opere e autori precedenti. Sfida in una sorta di provocazione giocosa lo spettatore cinefilo, con il risultato di mantenerlo coinvolto nonostante la trama offra pochi spunti di evasione: allora ecco il ricorso, quasi maniacale e morettiano, a inquadrature che partono dai piedi (Bianca: 'Ogni scarpa una camminata, ogni camminata una concezione diversa del mondo”); ecco la sequenza davvero suggestiva dei gigli, meravigliosa almeno quanto la vasca di petali di rosa in American Beauty; e ancora, un accenno di Corazzata Potëmkin, con un passeggino spinto giù per una scalinata! Non avrebbe guastato una camminata in slow motion della protagonista a mo' di In The Mood For Love.
Corsicato dà l'impressione di usare a suo modo alcuni grandi momenti di cinema, anzi va oltre, riuscendo a farli propri e adattandoli perfettamente al suo film.
Bravissimo dunque il regista, in questo esercizio di stile in cui si possono notare davvero pochi difetti (qualche messa a fuoco in ritardo e un paio di raccordi che fanno storcere il naso), mentre molti sono i pregi.
Primo fra tutti, la direzione degli attori: Caterina Murino (Veronica), davvero una bella sorpresa, da protagonista tiene saldamente la scena e permette a Corsicato un'esplorazione senza remore del corpo femminile, che non mira alla volgarità (cosa rara di questi tempi), ma solo al disvelamento di una bellezza naturalmente erotica. Inoltre, l'attrice dimostra di sapersi versare bene nelle diverse situazioni, dalle più impegnative (il rapporto di coppia con Mario è inesistente, così come la loro vita sessuale) alle più leggere, quelle che spesso lasciano un retrogusto di fiction (e quindi di artificiosità) nello spettatore, qui invece restituiscono una patina di verosimiglianza. Poi, l'attenzione e la cura per il montaggio, più rapido e frenetico in corrispondenza dei momenti di maggior carica sensuale, nel mostrare le movenze e i corpi femminili, quasi voglia alludere ad un'eccitazione e invitare lo spettatore a godere della visione.
Un film molto colorato (alcune scene, anche superflue, sembrano inserite appositamente per aumentare la carica cromatica e risultano quasi oniriche per effetto delle riprese a piombo con grandangolo) e molto geometrico (alcuni cambi di scena sono costituiti da stacchi di simmetrie differenti, date dai contorni dei palazzi o dall'arredamento ordinato di una casa).
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"'Il seme della discordia' non aspira a dire la sua nelle inchieste o nei talk-show dedicati alle dinamiche della coppia e alla salute dell'istituzione matrimoniale; però e innegabile che i cammei interpretati dall'androloga Monica Guerritore, dal babbo bastardo Angelo Infanti, dalla sensuale ballerina Lucilla Agosti e, soprattutto, da Iaia Forte e Rosalia Porcaro nelle vesti (particolari) di due delle più calienti amanti di Gassman oltre che più divertenti, risultano anche mille volte più illuminanti. Anche rispetto alla nostra odiosamata citta, il film più vitalistico visto finora alla Mostra sa come parlare al cuore e alla mente: il disastro contemporaneo non vi e sottolineato scolasticamente, ma incombe in tutta la sua evidenza grazie al ricorso alle colonne sonore del cinema popolare e agli elementi dell'arredamento e dell'abbigliamento degli, ahinoi, unanimamente rimpianti, anni Sessanta. Il racconto alla Corsicato assume, così, una cadenza estetica estremamente moderna: l'aspetto dei protagonisti, la peculiarita dei loro look, la sostanza dei loro sogni, la deriva dei loro destini assomigliano a un balletto in apparenza perfetto, ma a guardare bene pieno di crepe, pause malinconiche e risvolti grotteschi, ma non per questo indegno di essere goduto al di la e al di qua dello schermo". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 settembre 2008) "Pappi Corsicato ritorno e compendio. 'Il seme della discordia' e la ricomparsa del regista napoletano de 'I buchi neri' e 'Chimera' dopo sette anni di assenza. Ma e anche film summa di un preciso, felice e solare immaginario cinematografico, fatto di donne dominanti alla Russ Meyer e maschi rammolliti. Alcuni disgraziati cronisti del web l'hanno definito cinema pop-art, altri colleghi frettolosi cinema surrealista. Ma la soluzione non sta ne di qua, ne di la. E nemmeno nel mezzo. Semmai per traverso rispetto agli schemi precotti del cinema commerciale italiano attuale. Un cinema fatto di bolsi e pesanti manierismi (Ozpetek come Avati) che Corsicato trapassa piazzando contenuti accattivanti ed attuali (sterilita maschile, aborto) dentro ad un fantasioso e cromaticamente sparato pastiche visivo". (Davide Turrini, 'Liberazione', 6 settembre 2008) "Il cinema dei cinefili e il peggiore: ciò che fanno e sempre alla maniera d'un altro. Con 'Il seme della discordia', Pappi Corsicato lo conferma. Stupra una storia sullo stupro di Heinrich von Kleist, 'La marchesa von O'. Le massaie napoletane - del Centro Direzionale, quartiere di plastica assiduo nei rari film di Corsicato - sono descritte come il regista crede che le descriverebbe Almodovar. Peggio, l'aristocratica inconsapevolmente infedele (Caterina Murino) ideata da Kleist diventa una bottegaia e il marito (Alessandro Gassman) un commesso viaggiatore di letame chimico (Corsicato tenta di trasmettercene il lezzo); e il grognard napoleonico fecondatore si riduce a una guardia giurata (Michele Venitucci). Curiosita: dal ruolo nell''Amour aux trousses' di Philippe de Chauveron (2003), la Murino deve dar figli a chi non li ha generati". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 settembre 2008) "Ovviamente il regista cita a man bassa (anche se stesso, mostrando una sequenza di 'Libera'), senza pudore, bombardando la storiella di musiche prese da una trentina di vecchi b-movie italiani (...) Si ride? A volte, perche il clima e giocoso, e anche il tema del presunto stupro viene risolto in chiave sdrammatizzante, con appendice romantica e sorpresa finale. Però un sospetto di aria fritta di aggira sul tutto. E una domanda: era proprio necessario metterlo in concorso a Venezia?". (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 6 settembre 2008) "Il film e lieve, ironico, amabilmente superficiale. Del tutto fuori contesto alla Mostra di Venezia, ma questo e un problema di chi l'ha selezionato, non certo di Corsicato e del suo variopinto cast". (Alberto Crespi, 'L'Unita', 6 settembre 2008) "In Italia di commedie se ne sono sempre fatte. Famose quelle che all'estero chiamarono 'all'italiana'. Ma anche durante il regime fascista le commedie prosperavano. A rivederle oggi con gli occhi spassionati risultano garbate, veramente piacevoli e ben recitate e a volte, nonostante la censura imperante, affrontano argomenti anche audaci. 'Il seme della discordia' non supera mai quella lontana produzione. Che ci sia nostalgia per una stagione superata?". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 6 settembre 2008) "'Il seme della discordia', col suo titolo ambiguo tra Marco Ferreri e Richard Brooks, ci offre un inaspettato divertimento critico, un po' di ossigeno. Oltre a una sana discordanza rispetto a quello che vediamo solitamente. E Caterina Murino e bellissima". (Marco Giusti, 'Il manifesto', 6 settembre 2008) "Pappi Corsicato si e mosso benissimo nel rappresentarci questa tragicommedia. Tra scenografie, appunto, quasi disegnate con un occhio al futuro, anche negli interni più borghesi, con colori volutamente sempre con dei toni più alti del normale, specie il blu e i rossi, portandovi avanti in mezzo la narrazione ora con toni sospesi, ora con passaggi rapidi, affidati a una vera e propria frenesia di ritmi in cui via via finiscono coinvolti tutti i personaggi, incisi, perfino i minori, a tutto tondo, anche se con pochi tratti. Puntando sui sentimenti, dati i temi, ma anche sugli interrogativi e le tensioni, attraversati, in qualche passaggio, da punte di ironia". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 6 settembre 2008) "Più che la soluzione a Corsicato interessa il fascino pop dei colori e delle forme, comprese quelle femminili: la varieta di reazioni di fronte ai problemi della vita; il gusto di spiazzare lo spettatore, ora con uno sberleffo ora con una riflessione controcorrente; e soprattutto la possibilita di vedere i temi d'attualita con un gusto dissacrante. Forse un po' troppo 'programmatico' (a volte si sente la scrittura più che l'ispirazione) per essere davvero travolgente". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 settembre 2008) "Leggero come una piuma e brillante come l'argenteria appena lucidata. Corsicato esalta gli spazi e i giochi cromatici, visivamente fa faville. Sembra esaltare anche le donne: i loro abiti e i corpi sinuosi. Della testa si può fare a meno. Decorative più che espressive. Tanto stile ma sotto i vestito davvero poco". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 6 settembre 2008) "Tornato al cinema con questo nuovo film ironico e coloratissimo affidato a un cast esteticamente imbattibile, Corsicato gioca con argomenti seri come sterilita, aborto, famiglia, religione. Infila una serie di citazioni cinematografiche, dalla 'Corazzata Potemkin' a 'Kill Bill', dai melo giapponesi ai b-movies anni Settanta. Mostra l'inedita Napoli del Centro Direzionale, tutta grattacieli, linee geometriche, strade deserte. E piazza gli attori in un universo astratto nel quale i dialoghi sono ridotti al minimo e l'emozione e affidata alla forza visionaria delle immagini. (...) Divertente ed elegante, mai banale, il film esagera semmai con le citazioni cinefile e la continua strizzata d'occhi al cinema commerciale. Ma Corsicato, dai tempi di 'Libera' definito l'Almodovar italiano, tiene in mano la situazione, aiutato dalla fotografia policroma di Ennio Guarnieri e dalle scene ad hoc di Antonio Farina". (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 6 settembre 2008)
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