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"Insieme per la vittoria? Spike Lee ha impiegato 20 anni e molti film per dimostrare che tolleranza e integrazione razziali non sono una partita. Il football americano come metafora? La metafora è così ingombrante che le squadre ci rotolano dentro. Tra 'Ufficiale e gentiluomo' e 'The Program'. Didattico". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 13 aprile 2001)
"Tutto il film è americano fino al midollo: nel soggetto, ispirato alle vicende autentiche di un allenatore sportivo; nel particolare tipo di sport, uno dei pilastri ideologici della nazione; nel modo ingenuo di trattare i risvolti più problematici del soggetto. Però ci sono anche cose buone. La colonna sonora rhythm n'blues, ad esempio. Alcuni dettagli d'atmosfera. Ma soprattutto la presenza della star Denzel, fisicamente perfetto per qualsiasi parte interpeti e dotato di una forza di persuasione tale da rendere interessanti anche le sue scelte meno originali". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 aprile 2001)
"L'integrazione razziale vista dal campo da football (...) Storia incredibile ma vera, regia allo zucchero d'acero di Boaz Yakin. Musiche, amori, botte, spogliatoi, mélo. Nel 'Sapore della vittoria' c'è tutto quello che ci si potrebbe aspettare. Appunto". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 aprile 2001)
"Da quando, ufficialmente, non si fanno più i western, Hollywood produce a getto continuo western mascherati, che ripetono gli schemi fissi del genere anche senza bisogno di pistole, indiani e saloon. 'Il sapore della vittoria' assembla due tipi di western mascherato, il western sociale e il western d'ambiente sportivo. Il senso è che, comunque, c'è uno sceriffo che capita in un vilalggio di frontiera, mette insieme un gruppo di volontari riottosi e li conduce alla vittoria sui cattivi. (...) Ma a parte la scarsa originalità del plot il film è divertente, veloce a tratti perfino appassionante. (Curzio Maltese, D di Repubblica, 1 maggio 2001)
"Tirato in velocità ed efficacemente interpretato, 'Il sapore della vittoria' è un film nello stesso tempo serio e traboccante di concessioni al romanzesco: donde stridori, rime baciate e sbocchi prevedibili. Ma il gran fiume del cinema-cinema trascina tutto con sé, come avveniva ai bei tempi, e rimane il senso di una lezione di democrazia appresa senza mai la sensazione di assistere a un comizio elettorale". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 14 aprile 2001)
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