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Il Ritorno Dal Fiume Kwai Recensione

"Il Ritorno Dal Fiume Kwai" recensioni

Scheda Film
Il Ritorno Dal Fiume Kwai
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:38:28
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Più che un sequel, una profanazione. Chissà quali grilli aveva per la testa il produttore (Kurt Unger) nel momento in cui ha deciso di realizzare il seguito dell'intoccabile 'Il ponte sui fiume Kwai' di David Lean (1957). Nel finale del prototipo, è cosa nota, muoiono tutti, il colonnello Nicholson (Alec Guinness) e Shears (William Holden) compresi. Il risultato dei nuovo modello è deprimente. La guerra (sarà per via dei tanti film sul Vietnam) al cinema torna ad essere un affare. (...) Inutile aggiungere che il pathos dell'originale è qui solo un lusso superfluo. Gli attori sembrano capitati lì per una vacanza al Club Méditerranée e i giapponesi animatori turistici un po' troppo presi dal ruolo. Dell'orecchiabile marcetta nemmeno l'ombra. Dirige, senza lasciarsi minimamente turbare dai chiaroscuri psicologici, Andrew McLaglen. Se tanto ci dà tanto, meglio allora 'Venti di Guerra'. O 'Sturmtruppen'." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 5 Giugno 1989)

"Questo 'Ritorno al fiume Kwai' e al suo ponte, al contrario, non ha né una logica né una motivazione, là dove c'erano drammi ed eroismi, abbonda nei luoghi comuni, dove i personaggi vivevano con intensità odi e furori, si prodiga in battute riprese da vari testi (anche seri) per arrivare solo a vacue supponenze e, soprattutto, dove c'erano caratteri analizzati con attenzione, si tiene alle scorze più esteriori, come se, anziché uomini, muovesse fantocci. Lo si può sopportare in uno dei tanti film bellici di routine, ma non citando quel ponte e il Kwai che sono ormai diventati uno dei luoghi mitici del cinema. Mi dicono comunque che di film così (a parte le citazioni) se ne stanno facendo anche molti altri perché la guerra, stranamente, sembra che faccia di nuovo cassetta al botteghino. Questo può spiegare il remake di oggi, ma non è una giustificazione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 6 Giugno 1989)

"Avventure di terra, cielo e mare, si potrebbe dire di questo film, scomponibile in tre parti: la vita in un campo di prigionieri di guerra britannici nei pressi del fiume Kwai; il viaggio di trasferimento dei prigionieri verso Saigon su un treno, inutilmente attaccato da un gruppo di partigiani thailandesi di cui fanno parte un anziano ufficiale inglese e un tenente pilota americano; il viaggio in mare dei prigionieri, stivati sul cargo Brazil Maru, silurato da un sottomarino statunitense. Nonostante l'epilogo che è il più smaccato happy-end degli ultimi anni, la parte più vispa della greve odissea è l'ultima. Non c'è un solo momento di emozione né un'invenzione degna di nota in questa sagra dello stereotipo dove si muovono personaggi inconsistenti o convenzionali. Qualche battuta sulla follia della guerra, galleggia come un rottame in un mare di noia." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 6 Giugno 1989)

Copyright © Cinematografo 2006.



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