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Il Resto Della Notte Recensione

"Il Resto Della Notte" recensioni

Film
Il Resto Della Notte
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-11 04:01:57
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Già autore dell'apprezzato 'Saimir', il regista romano ambienta il film in una Brescia che funge da specchio delle aspre contraddizioni giunte al punto di rottura in tutte le comunità urbane del Nord: immigrati clandestini e ricchi industriali, ghetti sordidi e blindate ville superlusso, tossicomani irrecuperabili e giovani ingenui e innocenti condannati a perdere la speranza. 'Il resto della notte' è girato con notevole aderenza alle persone e alle cose, con uno stile, cioé, cadenzato e asciutto che fa accrescere via via la tensione: la credibilità, insomma, è assicurata dal fatto che il regista si metta in qualche modo in disparte, cercando le motivazioni direttamente nelle (poche) parole, nei gesti, nei corpi, negli sguardi dei personaggi. Meno riuscita appare la sceneggiatura che apre molte parentesi, ma non ne chiude neppure una: la signora nevrotica Sandra Ceccarelli, il bravo cittadino Aurélien Recoing con l'inquieta amante Valentina Cervi, il piccolo criminale strafatto Stefano Cassetti e un gruppetto di tormentati rumeni dovrebbero affermarsi come vittime e carnefici allo stesso tempo, esseri umani di opposta condizione eppure ugualmente costretti a dilaniarsi tra loro, ma proprio non ci riescono. Meglio ancora: si capisce come la paura produca terribili lacerazioni del tessuto sociale, ma non si capisce come la trama tenti di penetrarla. Peccato perché fotografia, scenografia e musiche sono di buon livello; ma troppi risvolti psicologici e connessioni drammaturgiche rimangono sospesi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 maggio 2008) "Ambientato nelle periferie di Torino, quella ricca delle ville isolate e borghesi e quella poverissima delle case di ringhiera e degli insediamenti abusivi, il film inizia scavando dentro la realtà complessa e contraddittoria di questi ambienti. (...) Quello che interessa a Munzi è mostrare le tante facce di una società dove i ricchi sono solo spaventati e i poveri solo umiliati e dove l' autodistruzione sembra l' unica fine possibile: materiale e tragica per alcuni, psicologica ma non meno tragica per altri. Per arrivarci, il regista e sceneggiatore, al suo secondo film dopo Saimir, elimina qualsiasi concessione estetica o sociologica. I suoi personaggi sono verissimi ma mai sovraccaricati o compiaciuti. Non rappresentano un tipo o una macchietta - la moglie frustrata, il drogato paranoico, l' immigrato malavitoso -, sono volti veri e concretissimi, resi attraverso un lavoro sugli attori davvero encomiabile: la Ceccarelli mai così convincente; Recoing o Cassetti perfetti così come i volti rumeni; pur nella piccola parte non si dimentica l' inquieta sofferenza di Valentina Cervi. E lo stesso lavoro di spoliazione ed essenzialità Munzi lo impone alla regia, dove ogni immagine e ogni scena si rivelano necessarie, lontane sia dal naturalismo che dalla bella immagine, ma capaci di restituire la drammatica durezza di una società che ha perso ogni speranza." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2008) "Ambientato tra i ghetti e le ville di un nord Italia costellato di centri commerciali e vecchie fattorie abbandonate, testimonianza di un paesaggio agricolo che non esiste più, il film di Munzi, amaro e senza speranza, riflette sul sentimento che meglio contraddistingue i nostri tempi: la paura. La paura dell'altro, del diverso, ma anche quella più irrazionale provocata dalla solitudine, dalla mancanza di obiettivi, dal ritrovarsi smarriti in un mondo di cui non è più possibile riconoscere i contorni." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 22 maggio 2008) "Munzi usa la sua regia sensibile e talentuosa e il cinema di genere per muoversi con delicata implacabilità in questo groviglio di pregiudizi, come sempre usa occhi infantili o adolescenziali e sa essere perfetto con a macchina da presa e senza. Molto, infatti, è lasciato fuori campo: la speranza e la violenza per prime. Un film civile ma anche un noir potente che ci sbatte in faccia chi siamo e dove stiamo andando. E la luce, ve lo assicuriamo, non si vede." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 22 maggio 2008) "Ben recitato, senza sbavature, fatto di racconti che corrono da soli, ma sono strettamente intrecciati, 'Il resto della notte' è un film asciutto e, sorpresa, niente affatto manicheo. Non ci sono buoni e cattivi, vittime e carnefici, e non c'è nemmeno il solito attacco moralistico contro la ricchezza che produce egoismo, il borghese affamatore, la corrotta società dei consumi... C'è più in generale un senso di disillusione, la consapevolezza di una perdita dell'innocenza, la sensazione di vivere in un perenne stato di assedio, dove quando il nemico non arriva dall'esterno è dentro di te, alimenta le tue inquietudini, ti porta a chiedere dove e cosa hai sbagliato." (Stelio Solinas, 'Il Giornale', 22 maggio 2008) "E' un sostanziale progresso rispetto all'esordio di 'Samir'. In quella storia di un ragazzino albanese sul litorale romano c'era la freschezza e la libertà di un pedinamento del personaggio quasi zavattiniano; nel 'Resto della notte' c'è una struttura calibrata, un thriller che è anche un'indagine sull'Italia multietnica, violenta, marginale. I film insieme di genere e d'autore, un meraviglioso lascito del cinema hollywoodiano classico, sono assai rari in Europa. 'Il resto della notte' è uno di loro." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 22 maggio 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-11 14:50:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Il resto della notte sa di amaro per l'uomo di oggi. Caduto in una crisi che attraversa lingue, provenienze e conti in banca. Francesco Munzi lo pensa, lo dice e lo mette in scena. Dopo il notevole esordio con Saimir, il 41enne regista romano si conferma avido indagatore di vite ordinarie, che restituisce senza banalità. E con atmosfere di genere interessanti. Ispirato dal nero della cronaca, costruisce un racconto bipartisan italo-rumeno, che la drammatica attualità trasforma in film politico. Protagonista, accanto al coro di individui alla ricerca di una speranza, è il gelo di un Nord implacabile, dove tutto si inventa per poi (auto)distruggersi. Il finale è aperto ed è lì che vuole appoggiarsi l'etica del regista, compensando l'eccesso di pessimismo che percorre l'intero lavoro.

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Il resto della notte
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-17 08:02:08
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Il buio dell'anima che irrompe, tra affanno, coraggio e… speranza?

Silvana, moglie di un industriale di provincia, è sicura che la cameriera rumena, Maria, abbia rubato dei preziosi da casa sua, e contro il volere del marito e della figlia la licenzia. Maria torna allora a turbare l'equilibrio tra il suo ex-fidanzato Ionut, da poco uscito di galera, e il fratello minore Victor, con cui ora condivide un piccolo appartamento di ringhiera. Marco, un giovane cocainomane il cui figlio è stato affidato da molti anni alla ex-moglie, viene coinvolto in piccoli giri di malavita dallo stesso Ionut. Dieci giorni in cui i rapporti si inaspriscono, fino alla notte in cui tutto cambierà…

Le vite oscure dipinte da Munzi

Il resto della notte… come se durante una notte non potesse succedere abbastanza, come se al destino non bastasse lo spazio di una notte per mutare definitivamente il corso della vita delle persone.

Tre protagonisti per tre vicende di disperazione familiare che viaggiano in parallelo fino a un epilogo imprevisto. Apparentemente slegate l'una dall'altra, le tre storie raccontano legami familiari distanti fra loro: forti solo in superficie (tra Ionut e Victor s'insinua Maria); disfatti (è questo il caso del tenero quanto difficile rapporto padre-figlio, con un bravissimo Stefano Cassetti); o ancora, in via di disfacimento (come dimostra la crisi nella famiglia italiana). E proprio quest'ultima vorrebbe essere il fulcro di una linea narrativa che un po' si perde nello stereotipo della moglie/madre in difficoltà nel fronteggiare una dimensione in cui non si ritrova più. Come già in Saimir, il primo lungometraggio di Munzi che si è (meritatamente) affermato nei festival di mezzo mondo, anche questa seconda opera mette in risalto la bravura del regista nell'affrontare di petto i luoghi comuni legati all'integrazione, senza cadere nella facile retorica da fiction, e narrando storie estreme ma mai inverosimili.

Una realtà scomoda, sbattuta in faccia allo spettatore, in cui l'estremizzazione non è mai spettacolare ed è strumento importante per il regista, che si avvicina con cautela ai vari intrecci, sfiorando e stimolando la sensibilità dei personaggi, né troppo buoni né troppo cattivi. Non si esprimono giudizi, chi delinque è portato a farlo da situazioni contingenti e il 'male” non è mai fine a se stesso: tutti inseguono la speranza di riuscire a cambiare qualcosa, di raggiungere finalmente un punto di svolta da cui virare verso una nuova 'normalità”. Questo emerge chiaramente dalle interpretazioni appassionate di Sandra Ceccarelli (Silvana) e Constantin Lupescu (Ionut).

Inevitabile il paragone con Saimir. Mentre questo procede nel suo svolgimento forte di una linearità narrativa e di un punto di vista unico calibrato sul protagonista, Il resto della notte paga la scelta di frammentare la vicenda in tre segmenti difficilmente accostabili fra loro, tanto da provocare smarrimento nello spettatore, che non sa trovare una storia forte da seguire. Ritroviamo invece la stessa attenzione ai rapporti 'difficili” e alle circostanze estreme che portano i personaggi a compiere delle scelte devianti: la volontà del regista è, ancora una volta, quella di condensare nella durata di un film tutti gli aspetti tragici che una storia di integrazione può proporre, senza edulcorare nulla e mantenendosi sempre ben radicato alla realtà riconoscibile dallo spettatore.

'È un film sulla paura, quella irrazionale, che nasce dall'interno quando non si è in pace con se stessi, quando si sta sbagliando tutto”: non sorprende la sua selezione per la Quinzaine des réalisateures a Cannes, da vedere.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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