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"Tira aria di famiglia fra 'Sette chili in sette giorni', il film natalizio con Pozzetto e Verdone, e 'Il ragazzo del Pony Express' con Jerry Calà, che è uscito da quasi tre mesi, ma che arriva solo ora sugli schermi bresciani: si comincia infatti con una laurea, stavolta però in Economia e commercio ed acquisita con 110 e lode, per poi proseguire con la questione della disoccupazione giovanile. (...) Il tutto con una regia abbastanza anodina, per non dire scialba, le smorfie di Calà, che si è comunque trovato assai più a suo agio in precedenti occasioni, i languidi sorrisi e lo sguardo assassino della Ferrari che offre agli ammiratori anche uno scampolo di seno e che rimedia con le doti fisiche alle defaillances interpretative, acrobazie motociclistiche, contorno giovanilistico, la presenza dell'ex-Giancattivo Alessandro Benvenuti nei panni di un ragioniere fatalista, un omaggio al passato con Tiberio Murgia. Con film simili, comunque, è più che mai il caso di dire che chi si contenta gode..." (Marco Bertoldi, 'Il Giornale di Brescia' , 8 febbraio 1987)
"Jerry Calà di nuovo al centro di un passatempo giovanilista con un leggero spunto sentimentale e tanta goliardia. Diretto dal giovanissimo Franco Amurri che lo ha scritto in collaborazione con Jerry Calà, Marco Cavaliere, Cesare Frugoni e Stefano Sandrié, il film non va al di là di un passatempo basato su allusioni e battute salaci. Jerry Calà ammicca riproponendo le sue due espressioni consuete: ora l'aria da furbo, ora il candore di un bambino. Buon comprimario, Alessandro Benvenuti nei panni di un ragioniere che divide col protagonista una camera d'affitto; lei è Isabella Ferrari, qui smagrita e dedita allo yoga in una parte appena abbozzata. Le altre sono Germana Dominici, Emanuela Taschini e Gabriella Saitta, oltre a una fugace apparizione di Nerina Montagnani." ('la Repubblica' , 4 dicembre 1986)
"Calà Calogero detto Jerry classe 1951, nato a Catania ma cresciuto fra Milano, Verona e Bologna. Dal '79 a oggi, 14 film con titoli come 'I fichissimi' e 'Al bar dello sport', 'Vado a vivere' da solo' e 'Domani mi sposo', 'Yuppies', 'Vacanze in America' ecc. Se i risultati sono quelli che sono, l'ambizione è chiara: disegnare una piccola mappa (modello fratelli Vanzina) dei giovani d'oggi, completa di aspirazioni, distrazioni e disoccupazioni. (...) Diretto con mano già relativamente sicura dall'esordiente Franco Amurri, 'Il ragazzo del pony express' si distacca (timidissimamente) dagli altri prodotti acqua e sapone del filone targato Reteitalia per una certa cura accordata ai personaggi di contorno e per qualche trovata discreta (come la gag-tormentone della Vespa senza cavalletto, l'indiano che abita nel quartiere Coppedè o la trasformazione in pseudoGilda della timida collega). Il ritmo però non è proprio travolgente, e la strizzatina d'occhio conclusiva a intrigo internazionale non riscatta un finale assai fiacco, col pony express finalmente 'a cavallo di un caval...'." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero' , 2 dicembre 1986)
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