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"Dopo tante storie di piccoli uomini in grandi avventure, Rodolfo Sonego ha regalato prima di morire a Tonino Cervi, storico produttore alla sua nona regia, la sua ultima sceneggiatura su una grande donna nell'Italia provinciale d'inizio '900. (...) Il Cervi touch si riconosce nel sontuoso impianto produttivo. Ma sia le scenografie di Carlo Gervasi che i costumi di Alessandro Lai non schiacciano la bella struttura narrativa di Sonego e le pregevoli prove attoriali (ottima Maddalena Crippa in un piccolo ruolo). Cervi è mancato poco dopo il montaggio. 'Il quaderno della spesa' è un atto d'amore per la compagna Emanuela Muni e forse anche per questo, lungi dall'essere perfetto, è il suo miglior film. Lei l'ha ripagato con una prova di intensità ferina". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 marzo 2003)
"Sceneggiato da Rodolfo Sonego su soggetto di Tonino Cervi, un film di buona qualità che fa suonare assieme diverse corde: il mélo, la commedia di costume, il revival. Come è vario il cast, un assortimento di attori teatrali (Lavia, Maddalena Crippa e l'esordiente Muni, 'scoperta' mentre interpretava Pirandello) e cinematografici di più generazioni. Anche il regista ci ha lasicati prima dell'uscita del suo film". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 marzo 2003)
"Melodramma della Bella Epoque italiana nella campagna lucchese dove la cucina e l'intrigo letterario resuscitano i fantasmi cari del crepuscolarismo e del soggiacente dannunzianesimo. (...) E' così delicata la posizione produttiva di questo film, che si vorrebbe consigliare la vista nonostante lo scarso entusiasmo che abbiamo provato. E' l'ultima sceneggiatura di Sonego, scrittore di Sordi. Ed è l'ultimo film di Cervi, morto subito dopo la fine del film. Il mondo letterario, provinciale e sofisticato, che mette in scena, segnato dal dissidio tra vanità e arte, si risolve nella rappresentazione di una compagnia da operetta. E anche se fosse centrata questa visione, resta una recitazione approssimativa che non permette l'identificazione. Per i lettori dell'Artusi". (Silvio Danese, 'Il giorno', 9 marzo 2003)
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