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"I naufraghi sono, in ordine di eta e di attaccamento al passato: Michele Placido, sindacalista puro e duro; Silvio Orlando, sognatore innamorato della sua terra; Claudio Santamaria, cinico-pragmatico tutto rabbia e vitalita. Non sono, ci dice 'Il posto dell'anima' di Riccardo Milani, tre santi. In compenso sono tre santini, così schematici e cuciti col filo bianco che non si crede ai loro tormenti più di 5 minuti. Nello script di Starnone c'e di tutto e di più, ma manca il tono (farsesco? sentimentale? neopopulista?). E fra macchiette stantie e incongrui affondi musicali l'insieme sa di vecchie formule in svendita. Fidanzate troppo lontane e moderne per essere capite. Mogli trattate da serve. Figli rifiutati e sviliti anche se sono il nuovo che avanza (leggi Internet). Morti in fabbrica sempre taciuti, per paura e sostanziale complicita coi padroni. E poi: dirette Rai, improbabili trasferte all'estero, cast ottimo e sprecato (Paola Cortellesi, Imma Piro, Flavio Pistilli, Maria Laura Rondanini). Continuiamo così, facciamoci del male". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 maggio 2003) "Che sensazione di pienezza da il film di Milani. E che bel trio Michele Placido, Silvio Orlando e Claudio Santamaria. Che bella scrittura (Domenico Starnone), che bella storia, che bei personaggi. E che titolo giusto. (...) Ciò che conta molto e come questo film, senza rinunciare a nessuno dei punti indispensabili dall'umorismo all'invettiva al patetismo, sappia difendersi dalla retorica. E gli faremmo un torto assimilandolo al cinema inglese-operaio. La scena madre di Orlando davanti ai boss di Detroit e nipote della requisitoria del professorino Mastroianni de 'I compagni': e il suo turbamento da 'compagno' tradito e figlio del muratore Mastroianni di 'Dramma della gelosia' che a San Giovanni non ascolta la voce di Ingrao ma si chiede perche la bella Adelaide lo abbia lasciato". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 maggio 2003) "'Il posto dell'anima' e un film di qualita nobile, che mira alto senza lanciare messaggi. La regia si fa complice dei bravi interpreti, concedendo a ciascuno spazi e tempi giusti: Placido incarna la dignita del proletario, Santamaria da farfallone e Orlando in tutta la sua gamma di affermato promiscuo. Vedi la scena in cui stupisce un'assemblea parlando all'improvviso un buon inglese, mentre sta solo declamando i versi di una canzone. Qualche musichetta dolciastra, qualche indugio paesaggistico e un finale pasticciato non tolgono granche al risultato positivo del film". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 10 maggio 2003) "Riccardo Milani racconta l'odissea di un gruppo di operai del solitario Abruzzo dimessi da una multinazionale spietata: nonostante la giusta rabbia il tono e dolce, a volte troppo". (Claudio Carabba, 'Sette', 22 maggio 2003)
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