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"Ed eccoci tornati al polo religioso e a quello animale. Che però il film si limita a contrapporre un poco rigidamente, dribblando le questioni più spinose per riservare qualche speranza alla generazione dei nipoti. Col rischio di sfondare porte aperte (su questo terreno sono già passati, con maggior estro e incisività, Piccioni, Archibugi, Ozpetek, Virzì). Finale aperto e autoironico: alla bambina festeggiata regalano una videocamera. 'Così ora i filmini li farai tu, e saranno più realistici'. Appunto". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 aprile 2002) "Nelle intenzioni è un film corale sullo stato corale delle cose, ora che la rivoluzione sessuale e il costume del divorzio sono, come si dice 'a regime' e gli effetti sono diventati società. Nel risultato, la casistica rischia di diventare un trattato di sociologia, anche se la sensibilità cinematografica, umanistica, della Comencini riesce a sottrarre i personaggi dalle grinfie di Alberoni". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale, 12 aprile 2002) "La formula corale è quella prediletta dalla regista romana quarantaquattrenne, soprattutto se vista nell'ambito di famiglie confuse ('Matrimoni', 'Liberate i pesci'); il film affronta con passione e con fatica un tema in qualche misura ingenuo, astratto, velleitario". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 aprile 2002) "Film come 'Il più bel giorno della mia vita' sono necessari, preziosi per il modo in cui, sottintendendo lo sforzo di chi li realizza, si sforzano di aiutarci a capire la fluida, precaria realtà dei sentimenti con i quali dobbiamo convivere. E pazienza se la regista non si preoccupa troppo del linguaggio ma si limita a una direzione corretta e sobria, tutta funzionale alla recitazione dei bravi attori". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 aprile 2002) "Cristina Comencini sa dare compattezza alla vicenda, con la sensibilità che le si riconosce ed una fisicità quasi imbarazzante, i corpi mai involgariti da inutili amplessi, con quello sfiorarsi, toccarsi come segno d'amore, un segreto che sembrano possedere soltanto le donne. Virna Lisi è più che mai se stessa, ancora bella, consapevole, e forse un po' manierata. Come Margherita Buy, che immalinconisce progressivamente film dopo film. Sandra Ceccarelli ha il fascino dell'imperfezione, l'ironia borghese, l'amabile fragilità di chi non si è consumata in mille pellicole. Lo Cascio si aggiunge allo stuolo di attori ragazzini, bravini, carini, che il cinema italiano sembra prediligere. Guadiamoci allo specchio e smettiamola di farci del male". (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 14 aprile 2002)
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