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"Se il valore storico politico di 'Il nemico alle porte' è vicino allo zero, i pregi spettacolari sono cospicui. Stratega abilissimo di grandi masse e formidabile utilizzatore degli effetti speciali, Annaud avrebbe però fatto bene a ridurre un po' la durata e a sedare gli strepiti della colonna musicale". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 8 febbraio 2001)
"Se i tedeschi hanno, com'è ovvio, il ruolo dei cattivi di turno, la sceneggiatura scritta a quattro mani da Annaud con il fido Alain Godard, cerca di pareggiare il conto mostrando il volto vero del regime stalinista, con il suo strumentale culto dell'eroe e il falso mito dell'uguaglianza. Tuttavia, questo mantenere le distanze da una parte e dall'altra è il principale difetto del film: che senso ha un'epopea che manchi di una centralità epica? Togliamo ad analoghe pellicole americane, tipo 'Salvate il soldato Ryan', il sincero patriottismo di cui sono animate e che ci resta in mano? Una banale storiellina infiorettata di stereotipi". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 8 febbraio 2001)
"Le idee guida sono due: sul fronte del cinema-cinema il duello quasi western fra il russo e il tedesco; su quello storico il gioco della propaganda. Però Annaud cade nella trappola dell'ideologia e appesantisce uno script già goffo e grondante dialoghi 'informativi' con ovvi riferimenti antisovietici. (...) E come in tanti 'europudding' la confezione non convince, a partire dalla foto plumbea e monotona che deprime le scenografie di Wolf Kroeger, per finire con le musiche enfatiche e il casting discutibile". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 aprile 2001)
"Ispirandosi a un romanzo di William Craig, riprendendo un progetto che era stato carissimo a Sergio Leone, il regista Jean-Jacques Annaud ha cercato di tenere le distanze dall'episodio storico, impasticciando una serie di parità tra i cattivi nazisti e i cattivi sovietici, e simboleggiando lo scontro in un conflitto tra due tiratori scelti, uno sovietico e l'altro nazista. Naturalmente, la mancanza di una centralità epica e la riduzione d'una grande battaglia a duello finisce per essere fatale al film, girato nello stile cine-bellico degli Anni Cinquanta: poco appassionante, impedisce agli spettatori di schierarsi da una parte o dall'altra". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 20 aprile 2001)
"Annaud, che non trova un baricentro stilistico da molti anni e molti film, ricerca l'emozione temporale del duello nel taglio delle inquadrature, ma il segreto di Leone era il tempo, o meglio la forma contemplativa dell'azione nel quadro generale di un movimento grandioso, cantato, dello spazio". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 20 aprile 2001)
"All'inizio sembra di vedere 'Salvate il soldato Ryan' trasferito armi e bagagli sul Volga: lo sbarco filmato con la cinepresa a spalla, il caos, lo strazio prodotto dalle pallottole. Poi 'Il nemico alle porte' diventa quasi un 'film da camera'. Poche le scene di battaglia, scarse le inquadrature totali, tutto s'incentra sul lungo duello tra l'infallibile cacciatore di lupi ucraino e il freddo supertiratore tedesco (...). Annunciato come il film definitivo in versione europea, 'Il nemico alle porte' è scarsamente interessato all'aspetto storico. Jean-Jacques Annaud preferisce il melodramma d'amore e morte col tedesco raffinato e spietato, la tiratina antisovietica alla 'Dottor Divago, l'eroe bello e puro che sarà anche ispirato a un personaggio reale, però sembra inventato". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 maggio 2001)
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