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"'Il mistero dell'acqua' è un film doppio (...). Le due parti si alternano e in un certo modo anche si integrano: a volte il meccanismo narrativo fluisce con naturalezza e armonia sostenuto dai bravi attori (Sean Penn, Catherine McCormack, la Hurley); altre volte l'alternanza appare troppo automatica e volontarista. Film singolare, interessante". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa, 30 marzo 2001)
"Peccato. A cinque anni da 'Strange days', l'ultimo film di Kathryn Bigelow, 'Il mistero dell'acqua', naufraga in una criptica metafora sull'amore (attraverso i secoli) (...). Il montaggio alterna passato e presente, ma il senso finale del film, tra tragedia esistenziale e grandguignol, sfugge. Sean Penn è un poeta premio Pulitzer, Catherine McCormack una fotoreporter che scopre la verità. A caro prezzo". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 30 marzo 2001)
"Malgrado abbia messo la firma a un film d'azione adrenalinico da far sembrare educande i suoi colleghi maschi, la regista non ha mai rinunciato a essere ciò che era quando faceva l'artista d'avanguardia: una intellettuale. Non si può dire che sia poi un gran peccato perché 'Il mistero dell'acqua' è un film appassionante e intrigante, con un valore aggiunto: la capacità di andare oltre il puro racconto dei fatti utilizzando un inattaccabile senso dello spazio e del tempo (il montaggio); giocando sapientemente il gioco degli sguardi; stuzzicando il voyeurismo dello spettatore; citando per il piacere del cinefilo. La Bigelow, insomma, resta in tutto e per tutto un'autrice. Razza ruspante in via d'estinzione da conservare gelosamente, in un parco di cineasti hollywoodiani d'allevamento bravi a fare il loro mestiere, ma indistinguibili l'uno dell'altro". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 31 marzo 2001)
" 'Il mistero dell'acqua' patisce gli scarti dell'ambiziosa sceneggiatura dal duplice binario: da una parte l'inquieto presente, dall'altra il fosco passato che si sovrappone grazie all'inevitabile tecnica del montaggio alternato". (Valerio Caprara, 'Il mattino', 31 marzo 2001)
"La Bigelow gioca abilmente su due tavoli, saltando di continuo da un secolo all'altro, e cercando di far rivivere anche sullo yacht l'ambiguo rapporto che legava il parentado di allora. Così Liz Hurley, come una Lolita un po' troppo cresciutella, si sfrega maliziosamente i cubetti di ghiaccio sui capezzoli appuntiti, facendo innervosire la rivale e mandando su di giri lo sprecato Sean Penn, mentre il frescone di sua competenza resta del tutto indifferente agli avvenimenti. Quasi come uno spettatore". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 8 aprile 2001)
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