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"L'aver patito la fame, come è accaduto al regista Sergio Citti, forse non basta a far bello un film sulla fame, ma può servire a dargli un retrogusto giocosamente allucinato, un estro visionario, che manca alle inchieste socio-politiche su quel flagello e anche al cinema realista, per il quale la fame è occasione di mestizie (...) (...) Benchè sceneggiato da Citti con Vincenzo Cerami, il film manca infatti soprattutto di ossatura. E' una coroncina di episodi, quale più e quale meno spiritoso, da cui non è nemmeno tanto facile trarre la morale che a Citti sta a cuore." (Giovanni Grazzini, "Cinema '81")
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