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Tra la vita e la morte
Tratto da una storia vera, il film racconta il terrificante episodio di una famiglia alle prese con le forze oscure del mondo sovrannaturale che infestano una vecchia casa nel New England.
Quando i Campbell si trasferiscono nel Connecticut, apprendono immediatamente che la loro bella casa in stile vittoriano nasconde una storia inquietante: non solo in passato era una camera mortuaria, ma era anche il rifugio di un famoso cultista dedito alla negromanzia...
Ancora quella casa!
Il messaggero mette il luce gran parte dei limiti 'fisiologici” di un sottogenere del cinema horror che ha probabilmente esaurito la propria vena creativa ormai già da parecchi anni. Le storie sulle cosiddette 'case infestate”, quasi sempre collocate nel New England, dopo il picco raggiunto tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, non hanno più saputo proporre nulla di veramente originale, utilizzando quale unico espediente per attirare pubblico l'affermazione di basarsi su storie vere; delle quali, però, è spesso arduo accertare la veridicità.
La pellicola propone una trama poco ricercata e intrisa dei più tipici stilemi dell'horror di oggi, tutto rumori e colpi di scena, espedienti registici di gran moda in seguito al successo riscosso, già da diversi anni a questa parte, dai film giapponesi, che lavorano per l'appunto su una forma di spavento abbastanza banale e immediata.
Risulta per converso piacevole riscontrare nell'opera di Peter Cornwell una certa attenzione verso i sentimenti, insieme alla descrizione dal taglio intimistico di alcuni dei protagonisti. Così facendo, questo prodotto si distanzia almeno un po' dalla sequela di facce deformate e rumori metallici che ormai impazzano in questo genere cinematografico, e dove i personaggi non sono altro che pura 'carne da cannone”.
Concludendo, quando ci si trova dinanzi a un film horror incentrato su una casa infestata da entità maligne, e ispirato a una storia (forse) realmente accaduta, è quasi impossibile non scadere nel già visto. Ciononostante il primo lungometraggio di Cornwell - fattosi notare dai produttori hollywoodiani con il pluripremiato short di animazione Ward 13 - ripropone con una certa efficacia quell'aspetto puramente narrativo che questo tipo di cinema sembrava aver quasi dimenticato.
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