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Il Mattino Ha l'Oro In Bocca Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-02-28 10:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Talento radiofonico dai tempi della giovinezza fiorentina, Marco Baldini viene notato dai dirigenti di Radio Deejay e portato a Milano. Qui, oltre a formare l'accoppiata di successo con Fiorello (tuttora "in vita", grazie a "Viva Radio 2" e all'esperimento televisivo delle brevi strisce quotidiane in prime time), continua a sperperare lo stipendio rinchiudendosi ogni giorno in sala corse, dove conosce la bella cassiera Cristiana, arrivando ad accumulare debiti per qualcosa come 5 miliardi delle vecchie lire. Regista di grande talento, Francesco Patierno torna dietro la macchina da presa ben cinque anni dopo l'exploit di Pater familias, opera prima impregnata di un "realismo tragico" difficilmente dimenticabile, e confeziona ("senza scendere a compromessi", dichiara lui) un film altrettanto difficilmente qualificabile: operazione di per sé ostica - rendere sullo schermo l'autobiografia parziale di un personaggio vivente, oltretutto ben riconoscibile nell'immaginario collettivo attuale, non è cosa semplice - Il mattino ha l'oro in bocca tiene costantemente a distanza di sicurezza qualsiasi "caduta" verso il basso, preferendo il ben più rassicurante galleggiamento sulle acque relativamente placide della commedia con sporadiche onde tendenti al dramma. E' proprio questo, a ben vedere, il problema d'identità più lampante di un film apertamente schierato contro qualsiasi mimetismo (Elio Germano, bravo ma non imprescindibile, fa di tutto per evitare l'imitazione di Baldini, così come Corrado Fortuna, aiutato nella caratterizzazione di un giovane Fiorello data l'irresistibile carica insita nella natura stessa del personaggio da "interpretare"): un "vorrei ma non posso" che ben presto si riduce a schematica e prevedibile sintesi di un racconto che, sullo schermo, avrebbe dato molto di più se "sporcato" o reinventato drammaturgicamente. La sceneggiatura, firmata dal regista e dallo stesso Baldini, si preoccupa invece di "arrivare a tutti", finendo per non accontentare nessuno: si soffre poco, di fronte a quella che sarebbe dovuta essere la "triste vicenda di un ragazzo malato per il gioco", si sorride svogliatamente quando a farla da padrone è la leggerezza o qualche buona caratterizzazione (Carlo Monni nei panni del babbo di Baldini), si rimane indifferenti al cospetto delle comunque belle Martina Stella e Laura Chiatti, presenze di striscio in un film intangibile.

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Il mattino ha l'oro in bocca
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-02-29 12:02:28
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Ogni scommessa è un debito

Liberamente ispirato al libro autobiografico di Marco Baldini, Il giocatore, il film narra le vicende di Marco, personaggio dotato di un certo talento che alla fine degli anni Ottanta, per scappare da una famiglia piccolo borghese fiorentina che lo vorrebbe vedere laureato e 'piazzato”, va a lavorare in una piccola radio locale piuttosto sgangherata, Radio Fantasy, e, scoperto dal direttore di Radio Deejay, viene chiamato a Milano. Una volta cambiata città e catapultato in una grande realtà che sembra scacciarlo e metterlo di fonte alle prime vere responsabilità, il protagonista si blocca perché si rende conto che quella del dj è una vera professione, inizia ad avere problemi e non riesce a dimostrare il suo talento. Quando entra in un'agenzia ippica, Marco – che già a Firenze aveva iniziato a scommettere alle corse dei cavalli – sembra ritrovare la sua casa ideale, e così la sua ascesa professionale inizierà a viaggiare parallelamente alla sua discesa nell'inferno del vizio del gioco e degli incontri folli.

Un Pinocchio anni Ottanta

Dopo l'avventura di Pater Familias (2003), in cui si era confrontato con un linguaggio complesso e al limite dello sperimentale, Francesco Patierno torna alla regia deciso a confrontarsi con un'architettura narrativa più lineare, e lo fa scegliendo il tono della commedia amara. Il mattino ha l'oro in bocca è una sorta di diario di formazione, che fa pensare a un Pinocchio ambientato negli anni Ottanta (lo stesso regista dichiara di aver pensato realmente al film solo dopo aver letto un minisaggio di Elémire Zola su Pinocchio), con un personaggio tenero, bizzarro e immaturo che incontra altre figure altrettanto bizzarre: c'è un Gatto e c'è una Volpe, un Lucignolo, un babbo che torna in scena e tanti altri personaggi che ricordano il romanzo di Collodi, con l'aggiunta di un protagonista capace di mentire continuamente, di un rapporto particolare con la famiglia e con quello che rappresenta, e un rapporto speciale con il 'lavoro”. Il gioco, cioè il lato oscuro della vita del protagonista, (interpretato da un Elio Germano in continua ascesa e in piena maturità d'attore), sembrerebbe essere l'argomento principale del film, ma in realtà non c'è denuncia diretta; il gioco al limite è una metafora, un meccanismo perverso che porta una persona normale a cercare uno stimolo all'ormone dell'adrenalina. Marco, non sapendo come sfogare la sua inquietudine, finisce col credere che possa farlo attraverso la radio, ma quando scopre il gioco capisce che quello è il vero incontro della sua vita. Centrale nella narrazione è l'analisi dall'interno di una nevrosi che può essere tipica di ogni contesto sociale, soprattutto nella parte di mondo occidentale in cui viviamo: c'è chi gode nel comprare oggetti inutili, chi perde ore davanti alla tv, ai videogiochi o su internet, chi si consuma con le droghe. Ognuno di noi, insomma, trae piacere da una propria deriva. Tutto però è qui molto amalgamato, avviene in maniera silenziosa e non esplicita in una commedia sull'esistenza umana dove, fra l'altro, la parola 'gioco” non compare nemmeno nel titolo, rendendo bene il senso della conclusione della storia citando la frase che Jack Nicholson ripete ossessivamente alla macchina da scrivere in Shining (almeno nella versione originale). Infine, una menzione a parte la merita Umberto Orsini nel ruolo dell'usuraio Zio Lino, che, con la sua padronanza perfetta del corpo e della voce, innalza questo personaggio a un livello autoriflessivo - interpreta uno strozzino che precedentemente aveva lavorato nel mondo dello spettacolo in veste di attore - facendo per un attimo dimenticare il Geremia de L'amico di famiglia di Paolo Sorrentino.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Scheda Film
Il Mattino Ha l'Oro In Bocca
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-03-26 04:27:32
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"l mattino ha l'oro in bocca" tiene costantemente a distanza di sicurezza qualsiasi "caduta" verso il basso, preferendo il ben più rassicurante galleggiamento sulle acque relativamente placide della commedia con sporadiche onde tendenti al dramma. E' proprio questo, a ben vedere, il problema d'identità più lampante di un film apertamente schierato contro qualsiasi mimetismo (Elio Germano, bravo ma non imprescindibile, fa di tutto per evitare l'imitazione di Baldini, così come Corrado Fortuna, aiutato nella caratterizzazione di un giovane Fiorello data l'irresistibile carica insita nella natura stessa del personaggio da "interpretare"): un "vorrei ma non posso" che ben presto si riduce a schematica e prevedibile sintesi di un racconto che, sullo schermo, avrebbe dato molto di più se "sporcato" o reinventato drammaturgicamente." (Valerio Sammarco, cinematografo.it, 28 febbraio 2008) "Il bio-film narra gli inizi toscani, seguito milanese a Radio Deejay, la tragedia degli strozzini, l'incontro con Fiorello. Una storia che sembra una parabola anche di un modus vivendi legato alla pessima sociologia della Milano da bere. Per due terzi il film porta a casa con ironia, senza retorica, un buon ritmo narrativo e un disegno psicologico vero e verosimile, perché Elio Germano se lo gioca con molte sapienti sfumature e simpatia. Il problema è nel finale quando le carte si confondono quasi nel surreale; allora lo scarto tra privacy e pubblico si fa sentire." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 febbraio 2008) "Malgrado sia tutto vero, di pathos ce n'è poco." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 29 febbraio 2008) "Peccato perché il regista Francesco Patierno aveva diretto un esordio eccentrico come 'Pater familias' e il doppio finzione/storia vera di questo poteva dare variazioni inconsuete. Invece sceglie la commedia che non sembra funzionare nel suo sguardo, e non bastano Carlo Monni, qualche battuta toscana, fidanzate belle e rompi, amori belli e muti, Fiorello versione fuoriserie storico, strozzini eleganti e delinquenti scassati. Fuoricampo restano la radio, la sfida del successo, e persino la tensione del gioco: l'idea dell'azzardo come tensione della diretta cavalli o cuffie che siano non diventa mai cinema. Mentre i personaggi restano figurine senza contorni, conflitti, passione." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 29 febbraio 2008) "Il film scava con umorismo misto a tenerezza nel mondo delle radio private e in quello del gioco, dove i balordi prevalgono sugli appassionati. Il bravo Elio Germano è la tormentata vittima dell'azzardo." (Maurizio Bertarelli, 'Il Giornale', 29 febbraio 2008) "Per trasporre il libro autobiografico 'Il giocatore', il regista Francesco Paterno ha diverse volte incontrato Baldini, riadattando la sceneggiatura sulla base di suoi diretti suggerimenti e sollecitazioni. 'Il mattino ha l'oro in bocca' rievoca il Jack Nicholson impazzito di 'Shining', accostato qui ad una mente iperattiva, ritmata sull'incalzare delle battute, priva delle necessarie pause della riflessione, intrappolata da un inquieto bisogno di emozioni. A parte una breve e intensa scena madre tra genitore e figlio, il film è però sottotono nel ricreare l'esaltazione delle poche vincite alternata alla continua, disperante necessità di denaro. Non può fare molto per risollevarne le sorti Elio Germano - in folgorante ascesa artistica - che migliora di film in film, ma rischiando la sovraesposizione (oltre a questo, un titolo presentato a Venezia ed altri due di prossima uscita). Tornato cinque anni dopo il promettente 'Pater familas', Paterno segna il passo." (Davide Turrini, 'Liberazione', 29 febbraio 2008) "Nella commedia diretta in chiave dolce amara da Francesco Patierno, ambienti e personaggi di contorno sono riprodotti anche con una certa freschezza; ma le figure femminili appaiono insulse e la sceneggiatura non è abbastanza abile da interessarci a una vicenda pur curiosa e inquietante." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 29 febbraio 2008) "Se il lettore preferisse un giudizio a pagella, non mancherebbero i bei voti. Francesco Patierno, regista giovane e dotato, governa bene il cast, ha un senso pulito e verosimile della messinscena, non banalizza alcuna immagine, rispetta le sfumature dei caratteri e non scimmiotta la routine dei film sulla malattia del gioco. Purtroppo, però, la resa complessiva di 'Il mattino ha l'oro in bocca' appare modesta e non c'è bisogno dell'esperto per capirne il perché: il copione, tratto dal libro 'Il giocatore' di Marco Baldini e scritto dal regista insieme al simpatico compare di Fiorello, non funziona e non scatta scontando sino in fondo l'inevitabile vigilanza del personaggio vivente (e di successo). (...)Verso il finale Patierno opera scelte più audaci, confondendo cronaca e fantasia, referto e delirio e confermando di avere i mezzi per non dovere più pagare pegno a biografi autoindulgenti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 marzo 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.



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