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"Spike Jonze ama le commistioni, il cinema nel cinema e il cinema sul cinema, gli intrecci fra finzione e realtà. E' tipica di questo suo gusto l'idea di far diventare uno sceneggiatore protagonista della sua stessa sceneggiatura, anche se il regista sostiene che 'Il ladro di orchidee' è un film sul desiderio e sulla possibilità di vivere una passione totale. Tra i primi spettatori i giudizi sono stati molto differenti; chi esalta il capolavoro, chi lo accusa di essere artificioso, lambiccato, manierato". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 febbraio 2003)
"Tornano Charlie Kaufman e Spike Jonze, sceneggiatore e regista di 'Essere John Malkovich', qui alle prese con 'Il ladro di orchidee - Adaptation', geniale incrocio di realtà e finzione. La crisi creativa che colpì Kaufman nell'adattare il libro reale della reale Orlean... fu reale, mentre il personaggio di Donald e gli ultimi 20 minuti di sesso, droga, sparatorie e inseguimenti, sono pura finzione. Commedia fanta-autobiografica divertentissima, 'Il ladro di orchidee' fa di Kaufman l'erede di Woody Allen. Cage, Streep e Cooper sembrano recitare per la prima volta tanto sono appassionati. Candidato a quattro Oscar, è favorito per miglior attore non protagonista (Chris Cooper) e sceneggiatura non originale. Ma anche Cage e Streep meriterebbero. Un gioiello". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 febbraio 2003)
"L'origine è il romanzo di Susan Orlean, profilo nato sul 'The New Yorker' di un vero collezionista maniaco di rarità floreali. Incaricato della sceneggiatura, Charlie Kaufman non riusciva a cavarsela finché non ha deciso di mettere in scena l'autrice, se stesso e il suo (immaginario?) gemello. Del successo di Meryl (Golden Globe) si è detto, ma non pare a suo agio; e quanto a Nicolas Cage, è difficile capire quando fa l'uno e l'altro dei fratelli. Il regista Spike Jonze sembra deciso a raggiungere il successo attraversando le aride plaghe dell'intellettualismo. Vuoi vedere che ce la farà?". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 marzo 2003)
"L'idea di partenza è bellina: però Jonze e Kaufman la sprecano man mano che procedono in modo sempre più caotico, verso la conclusione: un po' la replica di quel che accadeva nel loro film precedente 'Essere John Malkovich'. Il gioco di specchi complica, a un certo punto, con l'incontro tra i protagonisti della storia in cornice (i gemelli) e quelli della storia rappresentata (Susan e John), che tra l'altro rivelano una natura sanguinaria (la passionalità?). Tutti candidati agli Oscar: Streep, Cooper, Cage. Ed è già tanto se lui, interpretando entrambi i gemelli, non l'hanno candidato due volte". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 marzo 2003)
"In teoria, il cinema è morto da tempo. E da tempo lo stesso riflette su se stesso, autocibandosi in modo cannibalesco. Come se fosse consapevole di un'incapacità al racconto e, dopo lustri di omaggi, fosse stufo del citazionismo. E' forse per questo che in una sola stagione abbiamo visto 'Lontano dal Paradiso', 'S1m0ne' e ora vediamo questo 'Ladro di orchidee', geniale e confusa ricognizione sullo scrivere e, sull'inventare storie. Un film che sin dal titolo cerca di 'adattarsi' al divenire, alla diffusa mediocrità che non sempre può essere contrastata dal talento. Perduta probabilmente già al momento del parto la propria innocenza, il cinema ripensato da Charlie Kaufman e rimbalzato questa volta in echi minimalisti da Spike Jonze, galleggia nel placido clima californiano alla disperata ricerca di ripartenze da cui spiccare (di nuovo) il volo verso il sole hollywoodiano. Un gioco a spirale estremamente pericoloso, che non di rado va in tilt ma che indubbiamente, almeno per tre quarti, coinvolge e intriga, spiazza e (non fa pensare)". (Aldo Fittante, 'Film Tv', 4 marzo 2003)
"Paradossale, macchinosa e divertente combinazione di botanica, adulterio e metacinema, è un film sulla raccolta delle orchidee e sulla scrittura, sulla ricerca di successo a Hollywood e sull'insoddisfazione matrimoniale, sulle paludi della Florida e sull'omicidio per omertà. Riformata la coppia neodadaista di 'Essere John Malkovich', lo sceneggiatore Kaufman fornisce uno script sul vuoto creativo che guarda se stesso e il regista Jonze persegue il montaggio cubista e schizofrenico che lo ha portato al successo col primo film. Per certi versi, è un film di assoluta novità: la baraonda narrativa che è capace di generare è carica di invenzioni e, soprattutto, di analisi di concetti e comportamenti, pur liofilizzate. Sostengono autori e produttori che il film racconta la vera nascita del film. Kaufman comunque è un pazzo lucido che sta scardinando Hollywood. Premiato a Berlino". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 1 marzo 2003)
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