Database dei film

Il Grande Sogno Recensione

"" recensioni

Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-09-14 11:26:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Forse ci sarà un giorno in cui le future generazioni, digiune di storia, utilizzeranno Il grande sogno come documento del '68. Ci auguriamo di no. Cosa potrebbero capire da una matassa aggrovigliata alla rinfusa, fatta di spot d'epoca (in bianco e nero e super 8, sgranato o rifatto, amatoriale e scimmiottante nouvelle vague), slogan rivoluzionari, sentimentalismo retorico, ammucchiate di piazza e libero amore? Il film di Placido (che a Venezia è riuscito comunque a strappare un premio: il Mastroianni a Jasmine Trinca) è piuttosto una carnevalata sul '68, a cui non manca nessuna delle sue maschere - studenti engagé, professori bigotti, cattivi maestri, poliziotti fascisti, padri cattolici -, dei cliché, del gioco delle parti. Non un affresco dunque, ma illustrazione. Decalco su un repertorio mitologico già disponibile, già ritoccato. Falso su falso. Si dirà: Placido non voleva raccontare un periodo, ma realizzare un film autobiografico (il poliziotto Scamarcio che arriva a Roma dalla Puglia per fare l'attore è il regista ovviamente) basato su ricordi ed esperienze personali. Peccato che quello che racconta avrebbe potuto dircelo anche uno studente nemmeno troppo preparato di oggi. Non doveva esserci nostalgia, aveva avvertito il regista. Vero, c'é stato nostalgismo: ovvero caricatura della nostalgia, enfasi drammaturgica, frasi fasulle, dialoghi imbarazzanti (uno su tutti: quello a letto tra Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca). Ed equivoci estetici. Questo fa arrabbiare di più: lo squilibrio stilistico, la dissociazione poetica, con la forma che sembra dire una cosa e il contenuto un'altra (emblematico in questo senso l'uso scomposto della macchina a mano in scenette di tranquilla vita familiare, o l'abuso di ellissi, di scarti cromatici e di altri ghirigori estetici del tutto ingiustificati). Fumo negli occhi. Lo era anche il grande sogno sessantottino? Placido non può dirlo, perché non si è ancora svegliato. La maggior parte di noi, fortunatamente, sì.

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Il grande sogno
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-09-15 14:00:35
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Hanno cambiato il mondo...

Nella Roma del 1968, agitata dai movimenti di protesta giovanile e dalle occupazioni delle università, si incrociano le vite di due giovani di differente estrazione sociale: Laura è una studentessa di fisica a La Sapienza, nata e cresciuta in una famiglia borghese che non vede di buon occhio la rivoluzione in atto, e non approva la sua adesione alle manifestazioni; Nicola, invece, è figlio di contadini, e fa il poliziotto solo perché, grazie alla raccomandazione dello zio, era l'unica carriera che potesse tentare... ma in realtà sogna di fare l'attore, e legge Brecht sotto lo sguardo diffidente dei suoi superiori.

Incaricato di infiltrarsi proprio fra gli studenti de La Sapienza, che nel frattempo è stata occupata, Nicola conosce Laura e se ne innamora, ricambiato. Ma gli eventi precipitano, fra cariche della polizia e scontri con gli studenti, e il ragazzo è costretto a rivelare la sua identità... cambiando anche fazione. Il rapporto con Laura e Libero, il leader del movimento universitario, non sarà semplice...

...oppure il mondo ha cambiato loro?

Viene da chiedersi quanto sia labile il confine tra un grande sogno e una grande illusione, guardando l'ultimo film di Michele Placido, e quanto sia effettivamente rimasto di quel lungo, lunghissimo '68, stagione che in Italia si è protratta ben oltre i mesi dell'autunno caldo, stimolando, con la sua forza d'urto, una rivoluzione sociale e culturale che ha svecchiato i costumi e cambiato il sistema scolastico. Così oggi, oggi che le coscienze paiono sopite, ogni rievocazione di quei momenti ha il sapore della celebrazione nostalgica, fedele a quella logica secondo cui ciascuna generazione crede di essere migliore di quella precedente (i padri, con i quali si è perennemente in conflitto perché non sanno capire, e sono portatori di un'ideologia piccolo-borghese), e di quella successiva (sulla quale invece graverebbe la colpa di aver peccato d'individualismo).

C'è anche questo ne Il grande sogno, sorta di ritratto generazionale che tenta di dimostrare come quei valori di libertà e uguaglianza, e quella voglia di cambiamento, siano penetrati a fondo in ogni aspetto della realtà sociale (lavoro, scuola, famiglia, e anche l'arte: la "riscrittura" di Checov), permettendo a molti giovani di vivere un periodo irripetibile di solidarietà e lotta civile; e un merito del film consiste proprio nell'adozione di un punto di vista rigorosamente interno a questa dimensione, immerso fra le coscienze infuocate dei ragazzi, mostrando solo in alcune occasioni - attraverso filmati d'epoca - gli eventi svoltisi su più larga scala. Ma quando si consumano i contrasti, quando i personaggi rivelano la propria natura e si confessano, emerge anche un eccessivo ricorso a stereotipi e cliché, a figure, situazioni e dialoghi predeterminati. Questo '68, insomma, è proprio come ce lo immaginiamo, e ci viene offerto in una rappresentazione forse troppo legata all'immaginario collettivo, e al contempo troppo romanzata nelle vicende del triangolo amoroso Luca Argentero - JasmineTrinca - Riccardo Scamarcio (tutti ottimi nei rispettivi ruoli, anche grazie alla sapiente direzione d'attori di Placido).

Diviso fra scene di massa ben gestite e un inevitabile scivolamento nel melodramma, Il grande sogno soffre anche per un finale eccessivamente affrettato, che con il suo ottimismo cambia repentinamente registro rispetto alla costruzione complessiva della storia. Ma si tratta, d'altra parte, di una difficoltà comprensibile: quale altra sorte assegnare a dei personaggi che per coerenza non potranno mai essere integrati e uniformati alla massa, in un presente in cui a vincere sono stati "gli altri"?

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
Il Grande Sogno
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-09-18 04:17:43
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

Dalle note di regia: "Il '68 che racconto e quello della mia conversione: quella di un ventenne, meridionale, poliziotto, che dopo aver manganellato gli studenti universitari capisce la loro protesta e passa dall'altra parte della barricata. E' il film della mia vita, e un romanzo di formazione trasposto su pellicola, e l'evoluzione di un percorso che intreccia destini individuali e collettivi, e una storia di grandi sentimenti e della realizzazione di un sogno, un 'grande' sogno, che ha accomunato generazioni di giovani in tutto il mondo." "Il '68 visto da uno che stava dalla parte dei poliziotti, almeno all'inizio: Michele Placido, arrivato a Roma dalla nativa Puglia per fare il celerino. La contestazione raccontata come una grande fiction tv, con linguaggio semplice, stereotipi di ogni genere, personaggi e conflitti ben delineati e senza sfumature (il poliziotto Riccardo Scamarcio; il leaderino Luca Argentero, fuori ruolo; la studentessa cattolica Jasmine Trinca). Un periodo di grandi cambiamenti che sullo schermo va dall'inverno '67 alla fine del '69 senza nemmeno un accenno alla strage di piazza Fontana, a Milano, che il 12 dicembre 1969 diede il via a tutt'altra stagione. Altro che polemiche: 'Il grande sogno' di Michele Placido e un affresco nazionalpopolare fatto per piacere a tutti senza accontentare davvero forse nessuno. Un film di formula, spesso tentato dalla commedia, che traduce in figure e psicologie molto riconoscibili un'epoca carica di novita e trasgressioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 settembre 2009) "Il caliente Michele, regista alterno come pochi altri, non ha inteso esprimere la parola definitiva sul Sessantotto bensì trasporre sullo schermo un amarcord di formazione, anzi di conversione. (...) La prima parte di 'Il grande sogno' non e affatto male, perche Placido e i volenterosi attori colgono con vivacita certe atmosfere del movimento, alcuni tic ricorrenti, l'auto-educazione cinefila, l'eco ambientale di occupazioni e manifestazioni, l'energia pura che prorompe senza differenze di tono dai grandi gesti alle bizzarre performance, dalle pubbliche genialita alle private ottusita e viceversa. In questo senso si può gia registrare come Scamarcio resti molto aderente allo spaesamento dell'alter ego di Placido, Trinca risulti sin troppo giusta nella parte più odiosa di suffragetta cattolica e Argentero stupisca ancora non solo per avvenenza, ma soprattutto per credibilita e scioltezza. Purtroppo man mano che il plot (...) rievoca l'evolversi del movimento (...) il tutto si spappola in una sorta di bignamino gradevole ma inerte. Se poi avra avuto o meno ragione Pasolini nel preferire i poliziotti ai figli di papa, non chiedetelo a Placido che ha gia i suoi problemi nel tenersi in equilibrio tra la divulgazione, la nostalgia, l'apologia e un «piccolo» dubbio (il terrorismo incombe)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 settembre 2009) "Qui non ci sono 'Dreamers', il '68 di Placido-Scamarcio e un'assenza, il riflesso di un'esperienza, e nonostante il punto di vista dichiarato si percepisce, disturbante, l'annullamento della temperatura politico-emotiva di quei giorni. Non c'e l'odore del '68, non la sua carica assordante e inebriante, il passaggio di stagione, la frattura tremenda tra prima e dopo, non il presente che decompone ancora con rabbia poteri, sevizie, incivilta. Non e passato mai, lui sì passatista, che prova a seppellire quei giorni, assumendoli bonariamente come folklore. E questo al di la delle buone, oneste intenzioni di Placido, che quando uscì 'Dreamers', pensò di rinunciare al suo film, ma poi andò perche era 'diverso dall'estetismo geniale' di Bernardo Bertolucci. Quell'estetismo geniale eravamo noi, si tratta di luce, di prospettive, di gusti, più di Filmstudio che di Nuovo Olimpia. Più paesaggi mentali che ricostruzioni sulle scalinate di Valle Giulia. Ma a parte questo, 'Il grande sogno' e un film che lievita commuovente la dove intercetta la memoria personale di Placido, come quando Scamarcio prende il microfono in un'assemblea di studenti e mormora il suo dolore di ex poliziotto che ha visto il massacro dei contadini di Avola, morti e feriti, e annuncia ribellioni tra gli agenti e la promessa di un sindacato di polizia. Magnifici gli attori (a parte qualche defaillances di personaggi secondari). (...)" (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 10 settembre 2009) "Ladri di cene e biciclette, fricchettoni che si fanno fregare da supplì modificati, idealisti con molte idee ma confuse. La generazione di fenomeni che voleva cambiare il mondo come ce la racconta Placido, tra leader bellocci e parioline cattoborghesi, e lo stereotipo bohemienne della storiografia benpensante di chi allora represse. Il suo poliziotto ha qualche spunto in più (anche grazie a un bravo Scamarcio), ma sotto la divisa c'e poco e niente, ne Pasolini ne le guardie infami. Il film sembra un lungo trailer del '68, incoerente nelle immagini e nella struttura narrativa, a cui manca Esmeralda Calabria (montatrice e, non a caso, anche regista) che salvò 'Romanzo criminale' dai tagli draconiani che subì. Qui le ellissi- si parla di tre quarti d'ora sacrificati- e gli errori, in alcuni casi anche tecnici, sono sconcertanti: Valle Giulia lascia il posto a un'estate borghese, i passi cruciali della conversione dell'attore-sbirro Scamarcio (che interpreta Placido stesso) sono affidati all'immaginazione, il materiale di repertorio e il bianco e nero che 'invecchia' le immagini del film sono lì a darci un Bignami retorico e improbabile della rivoluzione mancata. A un certo punto sembra di essere in 'Baarìa' (come Scianna, Argentero e stato in Russia e non ha trovato il comunismo, Avola ricalca le lotte di Tornatore) e il melò sentimental-politico e servito. 'Romanzo popolare e politico' l'ha definito il regista, e se così e si tratta di feuilleton d'appendice. E pure sgrammaticato. Si salva la colonna sonora, ma quello e merito dei geni di allora. Un grande incubo." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 10 settembre 2009) "Ovviamente ci sono gli scontri e ci sono le occupazioni, i genitori che non capiscono più i loro figli, i figli che non capiscono più i loro genitori, la borghesia corrotta e la borghesia codina... Come un accelerato, 'Il grande sogno' non si risparmia una fermata, ogni stazione e una celebrazione. Non sorprende che, avendo visto nella sala delle conferenze stampa Mario Capanna, Placido abbia ceduto al piacere di averlo accanto: narcisismo e retorica vanno sempre di pari passo. Non sorprende nemmeno che il film sia stato prodotto dall'odiata Medusa, ma Placido, purtroppo per lui, non e Giuseppe Tornatore, a cui in fondo si perdona tutto, persino il fatto che il suo 'Baarìa' sia piaciuto all'infame Berlusconi."(Stelio Solinas, 'Il Giornale', 10 settembre 2009) "Per crederci bisogna accettare uno sguardo caricaturale, nonostante le buone intenzioni. Salta, cioe, la misura della dimensione storica a favore di una catena leziosa di apici drammatici. Che autobiografia e? Le battute, i costumi, le auto sono talmente perfetti che sono finti, cioe 'funzionali'. Grava sul film uno sguardo che non sente il tempo. Visto che i ragazzi di oggi dicono che Nixon era uno spray usato negli anni '50, e una bella opportunita che nel film si citi la sua visita a Roma. Ma se vedono 'Il grande sogno'? Diranno che il '68 fu un periodo di sommosse nell'Italia del dopoguerra?" (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 10 settembre 2009) "L'opera definitiva sul '68 italiano, e-magari l'apice della carriera registica dell'ex commissario Cattani, e un'opericciola così così, una specie di 'bigino' degli accadimenti sessantottini, senza una figura, un particolare che non sia risaputo e senza soprattutto quel minimo di prospettiva che e il minimo dovere di chi ritorna sull'argomento a quarant'anni di distanza (...) Adesso sappiamo un mucchio di cose che nel bailamme, non potevamo focalizzare. Non si può prendere la storia di un piccolo grande amore all'epoca del gran casino, e riproporcerla tale e quale. Anche un 'Sapore di mare' dei Vanzina non può ignorare il tempo che e passato, che i nostri sentimenti non sono più quelli di una volta, e neppure le illusioni. Per dirla tutta 'Il grande sogno' e un film insincero, la celebrazione di un periodo che il Michele ha vissuto solo di striscio e per pochi mesi. La prova che per l'attore regista la grande ribellione fu solo un incidente giovanile di percorso e data dal fatto che i capi della rivolta (in primis lo studente operaio di Luca Argentero) sono sfocati, figurette convenzionali. " (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 settembre 2009) Carico di suggestioni, e un film dentro al quale si avverte la faticosa ricerca di un equilibrio costata tempo, ripensamenti e rimaneggiamenti. Ma l'esito non soffre. Tra i tanti passaggi che si fanno felicemente parte per il tutto c'e il riferimento al Nuovo Olimpia, all'epoca cinemino al centro di Roma, tempio cinefilo e luogo di marchette: buio accogliente per pomiciare tra un Pudovkin e un Bergman e rifugio quando i cortei si mettevano male. E' speciale virtù di Placido quella dell'uomo di spettacolo di grande istinto che tiene miracolosamente insieme l'intuito dell'attore e l'audacia del regista che non sempre centra il bersaglio, ma mai si accontenta." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 10 settembre 2009) "Placido ci regala un bel film, auto-assolutorio, perche del grande sogno si racconta il rem, perche tutto va per il meglio per i suoi protagonisti attivi. Cosa volete che sia lanciare una molotov se ti vengono ad arrestare mentre tuo padre sta morendo? Scamarcio e un efficace feticcio pasoliniano. Nella sua bellezza cupa e nella sua identita sociale. E' un figlio del popolo, sua madre e ancora una serva, racconta ai compagni di unirsi liberamente a loro dopo che ha lasciato i colleghi. All'estrazione popolare dei poliziotti, si contrappone la famiglia borghese, quella di Jasmine, che dara tre figli al movimento. Di ironia e fantasia, in realta, ce ne e poca. E' un film su come i figli della borghesia e un figlio del popolo realizzano i loro sogni grazie ad un'esperienza difficile." (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 10 settembre 2009) "Si può pensare che il '68 sia irriproducibile: o che ogni memoria di un clima diverso da quello attuale sia positiva e che quindi Michele Placido abbia fatto bene a dirigere 'Il grande sogno' con Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca e Luca Argentero. Il film senza stile non e riuscito e andra forse bene in tv, a puntate." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 settembre 2009) "Placido da una parte segue i casi privati, disegnando spesso, anche con finezza, i caratteri dei singoli e le situazioni da cui emergono, da un'altra domina i momenti collettivi ricostruendo con mano salda quella contestazione studentesca scandita da un montaggio concitato e rapidissimo, mentre la fotografia spesso scura di Arnaldo Catinari riesce a evocarvi in mezzo, grazie anche alle musiche vivide di Nicola Piovani, dei climi resi, senza concessioni al facile. Gli interpreti vi corrispondono con adesione sincera; Riccardo Scamarcio, come alter ego di Placido, Jasmine Trinca, la studentessa. Luca Argentero, il capo della contestazione. Un trio di segni forti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 settembre 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



BLOG GOSSIP & CELEBRITY

Scopri tutti i gossip e i pettegolezzi sulle Star di Hollywood più amate...

Leggi il Blog

TRAILER

http://it.movies.yahoo.com/speciali/trailer/ Trailer, clip, video e interviste dei film in uscita prossimamente...

Guarda i trailer più recenti

FILM IN USCITA QUESTA SETTIMANA

News e gossip sul tuo cellulare

Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui

Database dei film