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"Il film è tratto da un racconto di Osborne, già comparso sullo schermo per la regia di Tony Richardson e la memorabile interpretazione di Laurence Olivier ('Gli sfasati'), retrodatata la vicenda dal '56 al '44 (sostituendo le tragedie inglesi con quelle dell'America), si lega alla figura di Jack Lemmon (di cui il titolo italiano adotta ampollosamente il nome), il quale lo nobilita artisticamente ma anche contenutisticamente. Infatti, lasciati piuttosto in ombra gli aspetti di analisi di un'epoca, il lavoro è divenuto un interessante studio della complessa figura di un 'buffone' che si dibatte tra bisogni professionali e aspirazioni umane, tra il pubblico cinico e la famiglia composta di personalità diverse, tra necessità materiali e crisi di coscienza. Magistrale è l'apporto di Lemmon nell'evidenziare sottilmente e sfumatamente i moti d'animo del personaggio. Amara e ricca di sfumature è anche la figura del padre." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 81, 1976)
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